Drammatico

LA CIOCIARA

TRAMA

Cesira, vedova con figlia dodicenne, lascia la Roma bombardata dagli Alleati per tornare al paese ciociaro natio. Qui conosce un uomo istruito e contrario al regime che s’innamora di lei.

RECENSIONI

Partendo, a modo loro, dal romanzo di Alberto Moravia, Cesare Zavattini (sceneggiatore) e Vittorio De Sica (regista) seguono due tracce narrative/stilistiche, quella che dà corpo alla figura della ciociara, madre fortemente legata alla figlia, campagnola procace, desiderata ed energica (il ruolo ideale per Sophia Loren, che vinse l'Oscar nel 1961 sotto la guida del compagno/produttore Carlo Ponti) e quella improntata al (neo)realismo nell'ambientazione fra persone semplice sotto il fascismo al tramonto: non mancano tocchi ironici (assenti in un romanzo che faceva meno sconti e sottendeva altre idee) ma, a un tratto, il soggetto prende la piega scioccante e feroce della tragedia con stupro e si focalizza esclusivamente su di essa. L’atmosfera e gli umori del periodo sono restituiti in modo eccellente da un occhio registico di talento nel cogliere espressioni/azioni negli sguardi d’insieme, semmai troppo tendente al melodramma enfatico, in un impianto che paga un poco lo scotto del veicolo divistico: la Cesira di Moravia aveva cinquant’anni, sono palesi gli sforzi del copione di adattarsi alla diva nostrana e a temi dicibili in un medium di massa, ma centra il bersaglio l’intento di restituire la bruttura imperitura della guerra che tutto insudicia, e Loren/De Sica danno corpo a una figura divisa fra caparbietà e disperazione che resta nella memoria.