Drammatico

LA 25a ORA

Titolo Originale25th hour
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2002
Durata134'
Sceneggiatura
Tratto dadall'omonimo romanzo di David Benioff
Fotografia

TRAMA

Qualcuno lo ha tradito, forse la sua bellissima ragazza. Ha un giorno di libertà prima di farsi sette anni di prigione.

RECENSIONI

In un percorso inverso rispetto a He Got Game (dove il protagonista usciva di prigione), i fari delle Torri Gemelle accendono la speranza e, al contempo, segnalano la ferita di una città colpita a morte, come il cane che Monty è indeciso se uccidere o fare rinascere. Senza essere didascalica e scoperta, la nuova parabola di Spike Lee racconta l’ora decisiva (la 25a), quella in cui, guardandosi allo specchio, l’uomo in ginocchio sceglie fra il livore (in un geniale “murales”) e la riconciliazione che regala un “carrello” di sorrisi. L’autore, purtroppo, delega alla malinconica disperazione delle note di Terence Blanchard il ruolo che di solito riserva alla macchina da presa, quello dell’ostentazione invasiva che, nel suo essere fuori luogo, sbriciola la tensione e annulla l’effetto pro-climax delle parentesi buffe. Privo di un direttore d’orchestra come Michael Mann, l’afflato affoga senza il dramma di una nota vibrata: non a caso il brano più compatto è quello girato in discoteca, dove Blanchard è messo fra parentesi dal ballo dei corpi eccitati e da vari carrelli che rimorchiano i personaggi. Più efficace la scansione d’orari in parallelo e di flashback che nascondono la propria natura: mentre il protagonista cerca di mettere ordine nella propria sfera affettiva, Lee introduce i suoi due amici (fra cui l’ottimo Barry Pepper) e se ne serve per dare voce alla dialettica fra cinismo e fede (con vista sulle macerie dell’11 Settembre) e fra delitto e castigo (in molti possono dire “C’è mancato tanto così”). Nick Mano Fredda (la locandina in casa di Monty) lenisce i sensi di colpa del padre, scopre di chi fidarsi, dice addio agli amici, chiude con il passato, convive con i rimpianti, rispolvera i ricordi (l’immancabile basket). Nel sottofinale, un passo di rara ferocia grottesca: il pestaggio indotto, dove l’urlo afono e il cinguettio degli uccelli sottolineano il paradosso del pugno insanguinato dell’amicizia. Ora il condannato può scegliere fra il deserto degli affetti e la prigione temporanea. Il padre gli regala un sogno, quello americano.