Drammatico

KLIMT

Titolo OriginaleKlimt
NazioneAustria/ Germania/Francia/Gran Bretagna
Anno Produzione2007
Durata94'
Sceneggiatura

TRAMA

Gustav Klimt sul letto di morte rivede la sua vita (possibile).

RECENSIONI

Dopo alcuni piccoli, deliziosi film a basso budget Ruiz torna con una grossa coproduzione internazionale e, guardandosi bene dal farsene fagocitare, tiene saldamente in mano il timone dell’opera dirigendo il suo lavoro più immaginifico e sontuoso dai tempi de Il tempo ritrovato, capolavoro dimenticato se mai ce n’è stato uno. Proprio come per l’opera tratta da Proust, anche in questo caso l’autore entra in maniera del tutto personale nel cuore della situazione narrativa per rivoltarla e plasmarla secondo quelle che sono le sue personali suggestioni: inizialmente nelle mani di Herbert Vesely, morto prima delle riprese, la storia del grande pittore austriaco è stata affidata al cileno che, messa da parte la sceneggiatura del suo predecessore (molto convenzionale, lineare, quasi documentaristica), parte dal Klimt moribondo che rivede la sua vita in una sorta di allucinazione onirica in cui fatti reali si mischiano con ipotesi, desideri, incontri, situazioni e occasioni potenziali. Ruiz, consapevole che qualsiasi tradizionale biopic conduce sempre a una sorta di edulcorato, sciapito omaggio al soggetto scelto, batte le sue strade preferite e rielabora in forma di sogno cinematografico l’intruglio di arte e passione che fu la vita del pittore (il film è recitato prevalentemente in inglese, l’adattamento è a cura del fido Gilbert Adair). Il risultato è un’opera-puzzle di raro fascino, un mosaico (klimtiano, certo, ma) assolutamente personale, un affresco frammentato e complesso, in cui l’autore, triturando eventi biografici, fatti e personaggi storici, spirito e filosofia di un’epoca, li ricompone astrattamente, assecondando delirio maestoso e invenzione visiva costante, complice la consueta mobile, girevole, volante, funambolica macchina da presa (Ruiz: La camera danza il valzer) che plana e si impenna su uno scorrere continuo di associazioni libere di immagini e idee. Fotografato da Ricardo Aronovich, Klimt è un campione di arte sopraffina, un film a suo modo estremo in cui il suo autore, evitando qualsiasi facile scorciatoia e preferendo le deviazioni ellittiche più ardite, celebra l’immagine ma non fugge la parola; decostruisce il ritratto di un artista e ne spreme ben bene l’essenza, restituendola nella forma attribuita al suo originalissimo racconto; non innova alcunché ma dimostra quanto creativo possa essere il cinema semplicemente usando le sue note e acclarate (direi classiche se non suonasse fuorviante, stante l’esito così peculiare) potenzialità.

N.B. - Il voto si riferisce all'edizione voluta dalla produzione e distribuita in DVD. Il director's cut vale tre punti in più. L'addizione la lascio a voi