Recensione, Thriller

KIMI

Titolo OriginaleKimi
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2021
Genere
Durata89’
Sceneggiatura
Scenografia

TRAMA

Angela Childs non esce mai di casa e il Covid-19 ha esacerbato le sue fobie. Per lavoro, implementa l’efficienza dell’assistente vocale Kimi e coglie, per caso, l’audio di uno stupro con omicidio. Riportandolo ai superiori, però, trova un muro.

RECENSIONI

Non è un altro film con il Covid-19, contemplato nella narrazione, ma l'angosciante resoconto del Covid-19, con il suo epocale cambio di costumi nella società umana, fra accelerazione dell'immersione nella realtà virtuale (l'amministratore delegato che trasmette da uno sgabuzzino) ed esasperazione dell’ipocondria (maniaca della disinfezione, Angela non vede nessuno, se non per soddisfare meri bisogni fisiologici). La protagonista è la rappresentante di un’umanità che ha messo in lockdown se stessa e convive con assistenti vocali che registrano esistenze e preferenze. A rendere l’opera inquietante è il riporto di una realtà psicotica che viene percepita, contemporaneamente, come futuro distopico e contemporaneità. Lo sceneggiatore David Koepp consegna un testo paradigmatico e raffinato per completezza (i dettagli che fanno la differenza: accennare ad un padre nelle imprese edili rende credibile l’uso dello sparachiodi), invenzioni (quando Angela viene salvata, incidentalmente, dal corteo di protesta) e persuasiva fusione di contenuti anche inflazionati (ad esempio, l’allerta sui "Termini e condizioni" di contratti che nessuno legge). Quando il film, con la traccia dell’omicidio e della fuga dagli assassini, si allontana dall’attualità per addentrarsi nei consueti territori di genere, subentra il mestiere di Soderbergh che, qualora propenso, sa girare e montare da profondo conoscitore di un linguaggio che altrove preferisce destrutturare, esporre, annichilire. In questo senso, la seconda parte non dona la tregua dalla paura auspicata, invece, dal finale con Covid-19 superato: Angela sfugge al pericolo sempre per un soffio, con un pizzico di fortuna e grazie anche ad alcuni bersagli del film, ovvero il suo atteggiamento paranoico, la propensione voyeuristica del vicino e la stessa Kimi, utile per “Sabotage” dei Beastie Boys.