Serie TV

KIDDING

Titolo OriginaleKidding
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2018
Numero Puntate10
Sceneggiatura
Tratto da -
Regia: Michel Gondry, Jake Shreier, Minkie Spiro

Jeff Piccirillo, noto presentatore televisivo per bambini conosciuto come Mr. Pickles, sostiene un impero multimilionario, ma affronta una tragedia personale e una vita familiare difficile.

Mister Pickles è un personaggio popolarissimo del piccolo schermo, la vedette di un programma televisivo per bambini: dietro quell’immagine c’è Jeff, un uomo che sta affrontando il dramma della morte di un figlio. Eccolo qui il solito dualismo gondryano: una dimensione fiabesca, dunque perfetta, piena di armonia (e di buon senso) a confronto con un mondo crudele che non fa sconti e dilania lo spirito. Pickles contro Jeff, ovvero il meraviglioso contro il prosaico, ma anche il parallelo tra un’immagine pubblica, che è sgargiante esempio per tutti, e un privato devastato. La difficoltà a elaborare il lutto, inducendo il protagonista a guardare a quella fantastica come a una dimensione fuorviante che non prepara alle ferite della vita vera, lo convince a trasportare quella crisi e quel dolore nella favola, nel programma televisivo: parlandone ai bambini, vuole rendere loro familiare il pensiero della fine.
Kidding, fin dal titolo, sintetizza, dunque, non solo la duplicità dei livelli, ma anche la loro confusione (tutta l’opera di Gondry è perenne sdoppiamento e sovrapposizione di dimensioni: il sogno e la realtà, la felicità e il dolore, l’intesa e la rottura, la vita e la morte e, in ultima analisi, la commedia e il dramma): qui lo strazio della perdita, il tormento della malattia tendono a confluire nella dimensione infantile e fantasmagorica. Fanno da contorno disfunzionalità familiare, separazione, droga, traumi. E sullo sfondo il confronto tra un mondo adulto disastrato e uno adolescenziale che se ne fa inevitabile specchio critico (e allora la bambina chiama il suo pupazzo Divorzio). Immancabile anche il dark side gondryano che trova l’apice nella storia d’amore tra Jeff e una malata terminale, storia già raccontata (meglio) in questo capolavoro (autobiografico) – forse il video più angosciante dell’intera carriera del maestro francese – e in Mood Indigo.
A questo si aggiunge un’ambiguità ulteriore incarnata dallo stesso protagonista (doppio programmatico, come già detto: Pickles/Jeff), uno sghembo moralista (morale è tutta l’opera di Michel Gondry), sorta di neo-Gesù che ascolta e aiuta tutti (persino il camionista che ha ucciso suo figlio) e che, dall’altra, non esita ad assumere comportamenti discutibili (prende casa vicino a quella della moglie da cui si è separato, non rinunciando all’idea di seguire la sua vicenda familiare da un’altra prospettiva e all’insaputa della consorte, in uno stalking non dichiarato) che culminano nel rivelatorio atto criminale che chiude la stagione (e prelude a una seconda già confermata).

Kidding, anche se scritto da Dave Holstein, è dunque un lavoro pienamente aderente a quello che è il pensiero-Gondry, una poetica riconoscibile che va ad applicarsi a situazioni e personaggi plasmati a loro volta su quel modello. Nulla di male in questo, visto che Gondry produce, dirige sei episodi e avalla, ma Kidding resta un prodotto che non va molto oltre questo incollare marche a comporre un puzzle identitario.
Insomma, poste le premesse (la proposta di una visione autoriale, consacrata dalla presenza di Jim Carrey, attore-mattatore che l’ha marchiata a fuoco, visto che è il protagonista del film-simbolo del francese), si riempiono un certo numero di puntate (dieci), intrecciando tanti fili narrativi e mettendo in scena personaggi che rispecchiano le caratteristiche di quella galassia artistica, ma che, accostati l’uno all’altro, costituiscono un sistema drammaturgico coerente, sì, ma non coeso.
Così  i bellissimi collage animati che compongono i titoli iniziali degli episodi – esattamente come i toni agrodolci, le situazioni paradossali, la quieta visionarietà, la filosofia di fondo – conferiscono riconoscibilità alla narrazione proposta, riconoscibilità che, duole dirlo (scrive un gondryano della primissima ora), mi pare la vera mission di Kidding, che se ne fosse consapevoli o no.

Se i film di Gondry nascono sempre da un impulso forte, da un’idea che è anche un discorso da fare, da cui dipende tutto l’armamentario stilistico messo in campo, qui mi pare che si parta da una premessa opposta: c’è un kit poetico da proporre e si crea a posteriori un presupposto che ne giustifichi il dispiego. Dispiego su una griglia che è quella di una narrazione seriale, con i suoi diktat, la sua struttura a episodi, le conseguenti dilatazioni, costrizioni in caselle, schemi che tornano.
Kidding è una serie, sì, ma anche di topoi gondryani disposti in fila e che non si amalgamano mai a costituire un disegno unitario che sia coinvolgente di per sé e non per le singole figure ed emanazioni. E in cui dramma e commedia convivono artificialmente, non fondendosi mai in un vero, toccante dramedy. Un esercizio su temi sensibili dalle intenzioni perennemente scoperte; una dimostrazione di genio contenuto che fida, anche giustamente, sul fatto che in un mondo che va a rotoli, perduto nel suo delirio cinico e machista, dell’umanesimo e della sensibilità di una serie come questa c’è evidente bisogno; un Gondry di servizio (con un Jim Carrey superbo), il buon prodotto di un brand, con tutte le prerogative dello stesso e qualche perla genuina: niente di più, né di meno.