JUVENTUDE EM MARCHA

Anno Produzione2006

TRAMA

Ventura, operaio capoverdiano in pensione, viene abbandonato dalla moglie e intraprende un viaggio all’interno della propria comunità di emigrati. I suoi “figli” si stanno disperdendo per la città dopo la distruzione del vecchio Bairro das Fontainhas e vengono collocati all’interno dei nuovi caseggiati urbani che proprio la loro manovalanza aveva contribuito a costruire.

RECENSIONI

Nel momento in cui l’opera di Pedro Costa sceglie di ritornare sui personaggi Ossos e No quarto da Vanda (almeno coloro che sono sopravvissuti, visto che apprendiamo dal film della prematura scomparsa di Zita Duarte), arriva necessariamente a un punto di svolta del suo cinema, che si trova espropriato del suo set e probabilmente anche della plasmabilità del suo meccanismo narrativo. Raso al suolo il Bairro das Fontainhas non resta che sovraesporre la pellicola al bianco riflettente dei nuovi palazzi e provare a inseguire un nuovo esodo all’interno di un contesto urbano e sociale ostile. La dedizione documentaristica e politica del cinema di Pedro Costa lo ha condotto verso una forma di primitivismo cinematografico che lascia intuire un lavoro quotidiano di lenta sintonizzazione e insinuazione del cinema sulla materia del reale. Quella che appare come una dilatazione dei tempi del cinema non è altro che l’atavica ricerca dell’adesione al tempo del reale, come dimostra la splendida sequenza dell’ascolto del disco, probabile omaggio all’analoga sequenza della Maman et la putain di Jean Eustche che ha per protagonista Bernadette Lafont.
Il viaggio di Ventura all’interno di una serie di spazi più o meno alieni (si veda lo scenario quasi fantascientifico del Museo Gulbenkian) appare come il tentativo di ricostruzione di un tessuto sociale attraverso la tessitura di una trama di matrice parentale che sappia restituire a personaggi rigettati dalla società una nuova collocazione all’interno delle cose del mondo. La struttura narrativa del film è composta dal cammino di Ventura, dalla tessitura della sua ragnatela di “messa in rapporto” tra i personaggi che si configura come un gesto di resistenza e opposizione a una forza centripeta, un movimento di dispersione di un frammento sociale che è anche una pulsione verso l’annichilimento di un’opera cinematografica costretta ad inseguire l’oggetto del suo sguardo.