Commedia, Drammatico, Miniserie

IRMA VEP

TRAMA

Mira, un’attrice reduce da un grande successo e da una delusione amorosa, arriva a Parigi per recitare nel remake di un celebre serial del cinema muto francese, I vampiri di Louis Feuillade, nel ruolo della protagonista, Irma Vep, ma il confine tra realtà e finzione comincerà a farsi sempre meno chiaro.

RECENSIONI

IRMA {IRMA[IRMA (IRMA VEP) VEP] VEP} VEP

LEGENDA
Irma Vep → la serie diretta da Olivier Assayas di cui parliamo
Irma Vep (1996) → Il film del 1996, diretto da Olivier Assayas con Maggie Cheung, che ha ispirato la serie di cui parliamo
IV-S → nella finzione di Irma Vep, la serie Irma Vep che sta girando il regista René Vidal
IV-F → nella finzione di Irma Vep, il film girato all’epoca da René Vidal che ispira IV-S

Il film (1996)

Nel 1996 Olivier Assayas presenta al Certain Regard di Cannes il film Irma Vep (1996). Da sempre appassionato di cinema di Hong Kong, ne immagina la massima star (Maggie Cheung, nel ruolo di se stessa)  in trasferta parigina per girare il remake di I Vampiri (1915) di Louis Feuillade, diretto dal regista René Vidal (Jean-Pierre Léaud). Accudita da Zoé, la costumista, che la assiste, stante la barriera linguistica, Cheung è al centro di un tournage confuso: se René, regista in declino, è perennemente insoddisfatto, la troupe si chiede se il film verrà portato a termine. Mentre l’attrice, nella tuta di lattice nera di Irma Vep, si immedesima nel suo personaggio, Vidal, depresso, abbandona il film - che viene ripreso da un collega (Lou Castel) - e altera il suo girato ricavandone un campione di cinema d’avanguardia, nuovo e bellissimo. 

La serie (2022)

La serie Irma Vep si muove sullo stesso nucleo narrativo del film del 1996 (le riprese travagliate, i rapporti tra la diva e il regista e la diva e la costumista etc) e narra di Mira (Alicia Vikander), star del cinema internazionale che arriva in Francia per interpretare una serie arthouse, Irma Vep, tratta da Les Vampires di Louis Feuillade, già al centro di un precedente film dello stesso regista René Vidal (Vincent Macaigne). Posti tutti i problemi della lavorazione, legati alla fragilità emotiva di Vidal, con l'avanzare delle riprese, Mira si rende conto che i confini tra lei e il personaggio che interpreta iniziano a confondersi e sfumarsi.
Irma Vep non è solo un remake - ampliato nella durata e nello sviluppo dei temi - del film di Assayas del 1996, ma si propone soprattutto come un labirinto di specchi che rimandano i riflessi non solo della storia del film primigenio, ma anche di quella del suo autore Assayas. E non parliamo solo della sua storia artistica (poetica, metodo, catalogo), ma anche di quella vissuta (in primis: il legame sentimentale con Maggie Cheung che si chiude con un divorzio nel 2001). Insomma in Irma Vep Assayas butta dentro tutto se stesso, uomo e regista, e la serie, di tutto ciò (e di molto altro), ne restituisce un’immagine vertiginosa.

(parentesi)

Irma Vep (1996)

Piccola parentesi (in una trattazione che di parentesi - più o meno evidenti - è piena): nel 2017 intervisto Assayas per Film Tv (il film era Personal Shopper) e l’ultima domanda che gli pongo (poi non rientrata nell’articolo pubblicato per motivi di spazio) riguarda il suo rapporto con le serie tv. Me ne ricordo e cerco disperatamente di ritrovare la registrazione nel mio (primo) smartphone, quasi defunto e, dopo opportuno ricaricamento, miracolosamente costretto a una vita indegna di essere vissuta, se non per i minuti necessari a trasferire i dati su un pc. Ne ricavo, con una suggestione spiritico-sovrannaturale che molto piacerebbe al nostro Olivier (per quel suggerire fantasmi tecnologici, presenze spettrali che tornano da un passato moderno e che solo coniugata al passato concedono la loro voce), questa dichiarazione:
«Non le guardo perché il mio tempo è limitato. Passo moltissimo tempo guardando i film o la tv di informazione, che mi interessa moltissimo, a differenza della finzione televisiva che mi attrae meno, anche se sicuramente è un’arte e una dimensione nobilissima e affascinante. Mi sento molto più attratto dal formato cinematografico, meno da questo perpetuum mobile che mi pare non corrisponda alla mia sensibilità».

Sequel di tante cose

La risposta sulle serie è la stessa che potrebbe dare il personaggio del regista René Vidal: infatti per Vidal IV-S non è affatto una serie, ma un film di otto ore. Come Irma Vep, una serie HBO/A24 che, non a caso, consta di otto puntate come IV-S. Puntate che recano gli stessi identici titoli di quelle girate da Vidal.
Che il gioco di Irma Vep stia anche in questo vortice di sensi, che questo sia obiettivo e parte del divertimento, che, insomma, conoscere bene i prodromi della questione non sia tanto necessario per capire quello che si sta vedendo (il racconto è cristallino a prescindere), ma per goderne di più, è chiaro fin dall’inizio.
Ma quali sono questi prodromi? Tanti. E non si esauriscono in Irma Vep (1996), comprendendo anche altri film di Assayas/Vidal. E infatti René parla di IV-S come di un sequel. «Sequel di cosa?» gli si domanda. «Il sequel di tante cose».

Assai Assayas

Per esempio: in Irma Vep Mira è una star straniera che arriva a Parigi per girare un’opera molto diversa da quelle a cui è abituata (ha appena interpretato la supereroina in un blockbuster). È come la Cheung di Irma Vep (1996), un’attrice fuori contesto (Mira: «Questo non è il mio mondo. Voglio dire Parigi, René, Irma Vep»), ma anche come tutte le attrici e gli attori che Assayas, in questi anni, ha voluto nei suoi progetti estrapolandoli da contesti produttivi altri, a cominciare dalla Kristen Stewart di Sils Maria e Personal Shopper, star che, non a caso, compare nell’ultima puntata (nel ruolo di una star, ça va sans dire). Mira è come lei, come Connie Nielsen in Demonlover, Nick Nolte e ancora Cheung in Clean o Michael Madsen in Boarding Gate. E (soprattutto) come Chloë Grace Moret in Sils Maria, il cui personaggio evoca quello di Maggie/Mira.
E a proposito di Sils Maria (altro film «programmaticamente abissale», come lo definii all’epoca, e film gemello di Irma Vep (1996)): il rapporto tra Mira e la sua assistente fa rima con quello tra Maria (Juliette Binoche) e Valentine (Kristen Stewart), implicazioni bergmaniane e all-about-eve-iane comprese (foto).

Ma il cast e i personaggi di Irma Vep pullulano di presenze e ruoli che sono strategici rimandi alla produzione di Assayas: dalla Jeanne Balibar di Fin août, début septembre nella parte della costumista Zoé (che nel film del ‘96 era Nathalie Richard che appare, a mò di citazione, in una scena in dialogo proprio col suo primo personaggio Zoé) a Angelin Preljocaj - vate della nouvelle danse, autore delle coreografie della serie e qui nella parte del… coreografo -, già protagonista del documentario di Assayas Eldorado che seguiva le prove dell’omonimo spettacolo, creato sulle musiche di Stockhausen), fino a Alex Descas che, unico, riprende lo stesso personaggio del film del 1996. Non meno riverberante il discorso delle musiche di Thurston Moore, naturale trait d’union ai Sonic Youth di Irma Vep (1996), comunque presenti nello score della serie.
Ma non finisce qui, perché Irma Vep, puntata dopo puntata, aumenta i livelli ed esaspera il capogiro con le rievocazioni del making of di Les Vampires di Feuillade (come tratte dalle memorie dell’attrice protagonista Musidora) in cui i vari ruoli (regista, attori, maestranze) sono ricoperti dagli stessi interpreti che hanno le rispettive parti nella serie (Vikander diventa Musidora, Macaigne Feiullade eccetera), laddove le immagini del film del 1915 si alternano a quelle di IV-S, facendo scorrere, in parallelo ai tournage di Feuillade e Vidal, la vicenda dei ladri- vampiri come da entrambi girate.
Che poi - altro specchio - lo stesso I Vampiri era un serial cinematografico, a meno che Feuillade non preferisse parlarne come di un film di 400 minuti… Del resto non diceva la stessa cosa Assayas del suo Carlos?
And so on… La smetto.


Fantasmi

«I fantasmi di Irma Vep non sono solo fantasmi, sono i nostri fantasmi».
Jade Li in Irma Vep

Al netto delle rifrazioni, la serie è anche un condensato - leggero, con i toni della commedia - della poetica del suo autore, del suo sguardo al contemporaneo (i suoi personaggi sono immersi in esso - che sia musica, moda, costume, letteratura -: tutto è prontamente testimoniato, a cominciare dalle plateali t-shirt). Così, mentre Assayas (come e in quanto René) vampirizza il film-serial di Feilluade, si lascia intendere che il personaggio di Irma Vep sia perfetta interprete dello Zeitgeist, in quanto primitiva villain, un’antieroina che rimanda a un’immagine al femminile modernissima. Anche la fluidità sessuale di Mira - divisa tra due ex, un attore tormentato e un’assistente dominatrix - è un elemento che si fa implicitamente tematico, così come l’eclettismo di Musidora, che fu Irma Vep all’epoca: non solo un’attrice che si gestiva in autonomia, ma anche una regista e una critica. Il personaggio Irma Vep e le  attrici - multiple, che lo interpretano o l’hanno interpretato - si sovrappongono l’uno alle altre nell’ennesimo gioco di rimandi, facendosi tramite perfetto per ragionare sull’attualità dell’audiovisivo (temi, tecniche, modi di narrare, divismo e dunque coordinatori di intimità, #metoo, rapporto attuale  tra arte e commercio, blockbuster e autorialità). È un modo per rimandare anche all’ambiguità del muoversi tra verità e finzione, con Mira (e Maggie prima) che nei panni di Irma Vep si confonde nel suo personaggio arrivando ad attraversare i muri e a incrociare i sogni altrui.  Mira, del resto, è un anagramma di Irma (come Irma Vep è un anagramma di Vampire), una scelta che non sembra casuale, quasi che Assayas rivendicasse per lei, anche nella finzione, lo statuto di personaggio.

Insomma non rinuncia il francese a testimoniare, attraverso la sua opera, la situazione del mondo dell’immagine, il suo statuto, la nostra percezione del mondo e il modo in cui tale percezione, con l'evoluzione tecnologica, si modifica, riformulando l’umano. Lo fa, come al solito, anche attraverso i dialoghi che, pur nel loro scoperto teorizzare, non appaiono mai didascalici o pretestuosi, anzi, di leggerezza aerea.
Aggiungendo stavolta - agli spettri elettrici e alle presenze incorporee del digitale - un suo personalissimo fantasma d’amore, quello vissuto con Maggie Cheung. Un rapporto - nella traduzione seriale quello tra il regista René Vidal e l’interprete di IV-F, Jade Li - che è il cuore vivo di un'opera a puntate che sembra tutta edificata, nei suoi strati sovrapposti, per orbitarci attorno mimetizzandolo, sintesi ultima del raffinato gioco di velare e svelare (un rimpianto) che è l’essenza stessa di Irma Vep: un addio doloroso, una donna lontana che non si riesce a vedere neanche sullo schermo (Jade Li, come Maggie Cheung, si è ritirata dal cinema), con una confessione di René Vidal che immaginiamo dello stesso Assayas e che nella sua plausibilità, condensa davvero ogni discorso: «Certe volte ti cerco su Google. Ma poi chiudo immediatamente la pagina. Preferisco non sapere».