Drammatico

INFAMOUS

Titolo OriginaleInfamous
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2006
Genere
  • 66989
Durata118'
Sceneggiatura
Tratto dadal libro Truman Capote: In Which Various Friends, Enemies, Acquaintances and Detractors Recall His Turbulent Career di George Plimpton
Fotografia
Scenografia

TRAMA

La storia della nascita di un grande romanzo, “A sangue freddo”, e della morte artistica del suo artefice, Truman Capote.

RECENSIONI


La storia della genesi di A sangue freddo, il capolavoro di Truman Capote, già affrontata dal regista Bennett Miller, viene riproposta in questo Infamous (i due film hanno avuto una lavorazione contemporanea). Difficile prescindere da un confronto tra le due pellicole (peraltro tratte da contesti editoriali diversi: il film di Mc Grath, già autore del non memorabile biopic del pittore Bacon Love is the devil, si basa sulla raccolta di testimonianze sullo scrittore assemblata da George Plimpton, il precedente su una tradizionale biografia a firma di Gerald Clarke) dato che il cuore dell’opera è, in entrambi i casi, costituito dal tormento del protagonista diviso tra Arte e Vita, le ragioni dello Scrittore facendo a botte con gli slanci dell’Uomo. Il lavoro di Mc Grath ha un inizio piuttosto spumeggiante, tutto frammenti illustrativi e aneddotica brillante, con un andamento da commedia sofisticata più che interessante; quando però la narrazione si concentra sul percorso che conduce alla pubblicazione del romanzo il film cambia tono e perde quota, divenendo pedante snocciolare fatti senza approfondimento adeguato e con nessuna cura per caratteri e ambienti.


Non bastano gli inserti da docufiction in forma di intervista (diretta conseguenza della fonte letteraria di partenza) a dare sostanza, le vicende interiori e le contraddizioni dell’artista non sono neanche sottintese, tutto rimane paurosamente in superficie, tanto da risultare piuttosto incongrua la scena del bacio tra Capote e Perry (il rapporto tra lo scrittore e l’assassino, fondamentale snodo tematico, è decisamente tirato via). Da menzionare peraltro la performance dell’attore inglese Toby Jones (attorniato da un cast stellare in vacanza) che può vantare, rispetto al sorprendente Seymour Hoffman di Capote, anche una incredibile somiglianza fisica con Truman (scrittore, giornalista, confidente per antonomasia della crème di Manhattan, detestato e amatissimo folletto di cui il mondo mediatico, preda dell’ammorbante vuoto, avrebbe oggi un gran bisogno per comprendere bene quanto profonda e colorata possa essere la fatuità).

Speciale: The Tru(e)man Show