Horror

INCUBO MORTALE

Titolo OriginaleCigarette Burns
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2005
Genere
Durata60'

TRAMA

Jimmy Sweetman è uno specialista nel reperire copie di film rari. Tuttavia nulla può prepararlo alla snervante ricerca di La Fin du monde, pellicola presumibilmente proiettata una sola volta e responsabile, a quanto si racconta, di aver indotto un delirio omicida nel pubblico che affollava la sala, per poi essere distrutta da un improvviso rogo. Mentre l’investigazione assume gli ossessivi contorni di un incubo mortale, Jimmy scopre che la fama di La Fin du monde è sinistramente meritata.

RECENSIONI

Al centro del mediometraggio di John Carpenter c'è un film maledetto intitolato "La fin absolue du monde". Un po' come per la videocassetta di "The Ring", con la differenza che qui la morte arriva istantanea e non dopo una settimana. L'unica volta che è stato proiettato, infatti, il film ha scatenato nel pubblico un delirio sfociato in carneficina. La pellicola è ovviamente scomparsa e un collezionista privato incarica un esercente, specialista nel reperimento di rarità, di recuperarla. Carpenter ha già affrontato, con più efficacia, il tema della contaminazione tra arte, e quindi fantasia, e realtà nel riuscito "Il seme della follia", dov'era la scrittura a legare indissolubilmente i differenti universi paralleli. In "Cigarette burns" la causa scatenante è un misterioso lungometraggio, ma la sostanza non cambia. L'indagine viene impostata dal regista newyorchese con un andamento da noir, attraverso tappe successive in cui il cinema diventa voce dell'inconscio in grado di mettere a nudo i segreti più torbidi dello spettatore. Avvincente, evocativo, non privo di fascino, il film è penalizzato dall'inespressività del protagonista Norman Reedus, da alcuni simbolismi un po' ridicoli (l'angelo del bene a cui sono state staccate le ali) e da svolte narrative forti ma poco chiare (l'incontro con l'autore di snuff movie). Così come non è particolarmente originale il discorso sul potere allucinatorio delle immagini ("Videodrome" docet) e nemmeno la resa visiva del fantastico che diventa realtà, troppo simile alla fuoriuscita dallo schermo televisivo di Sadako/Samira (ancora lei, e ancora "The Ring").