Commedia

IN & OUT (1997)

Titolo OriginaleIn & Out
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1997
Genere
Durata90'

TRAMA

Dopo anni di fidanzamento un professore annuncia le sue nozze. Pochi giorni dopo un suo ex alunno, ricevendo il premio Oscar, lo ringrazia pubblicamente e lo dichiara omosessuale. La vita dell’uomo viene sconvolta.

RECENSIONI

In un periodo in cui i personaggi omosessuali dilagano al cinema come campioni di ironia, e persino il fare "outing" è divenuto una moda, questa commedia cavalca la tendenza con rispettosa leggerezza. Unendo stereotipi e superficialità ad una blandissima satira sociale, il film ha il merito di strappare spesso risate e mantenere un ritmo frizzante.
Partendo dal vero discorso pronunciato da Tom Hanks alla vittoria dell'Oscar, il soggetto gioca con il caos scatenato in una piccola provincia dal sospetto di omosessualità nei confronti di un uomo insospettabile e stimatissimo. L'accettazione, personale e da parte dei propri famigliari, risulta in fondo fin troppo facile; l'analisi dei personaggi non si spinge mai troppo in profondità. La pellicola beneficia piuttosto di momenti di impatto comico come quello della "verifica della virilità", in cui Kline sperimenta gli stereotipi della mascolinità e, irrefrenabilmente, esplode in un ballo scatenato sulle note di I will survive. Anche se la voce registrata afferma che, chissà perchè, "un vero uomo non balla mai".
Fortunatamente il gruppo di attori è simpatico e bravo. In primo luogo i protagonisti, Kevin Kline e l'eterna caratterista Joan Cusack (troppo goffa e paffuta per essere una vera protagonista?). A seguire alcuni redivivi: Matt Dillon, che da questo film in poi insegue nuovamente un successo stabile, e Tom Selleck, gradevole ex divo a cui il fascino ironico non è mai bastato per divenire star del cinema dopo il folle rifiuto del ruolo di Indiana Jones (sì, doveva essere lui, non Ford!). Memorabile il bacio fra quest'ultimo e Kline.

Lo sceneggiatore Paul Rudnick, quello della commedia omosessuale Jeffrey, ha preso spunto dalla dichiarazione fatta da Tom Hanks dopo aver vinto l’Oscar per Philadelphia: nei ringraziamenti l’attore menzionava anche un suo professore liceale, dichiarando che era gay; e se gli avesse sconvolto la vita? Un modo come un altro per scoperchiare un po’ di sassi nella provincia colma di pregiudizi ed ipocrisie riguardo agli omosessuali. Non in vista di una frattura, bensì di una riconciliazione (esasperata nel finale con “alzata” alla Attimo Fuggente), adottando la forma spassosissima di certe commedie anni trenta. Gli interpreti sono tutti davvero encomiabili, molte gag sono da antologia: quella con Joan Cusack che va all’incontro con Matt Dillon, quella con il bacio appassionato fra Selleck e Kline (consegnato ad Hollywood per la prima volta in veste sentimentale, non grottesca o tragica), quella del corso in musicassetta di virilità, la parodia della cerimonia degli Oscar (con camei di Whoopi Goldberg e Glenn Close) con tanto di clip demenziale sul film bellico premiato, il tormentone dell’icona omosessuale per eccellenza, Barbra Streisand, la ferocia contro il cannibalismo dei media e, per finire, l’outing delle vecchiette al matrimonio. Peccato manchino, nella trama, spiegazioni fondamentali che non curano l’inverosimiglianza: una domanda in particolare resta nell’aria, in che modo l’attore di Matt Dillon è venuto a conoscenza dell’omosessualità del professore?