Spionaggio

IL PROSSIMO UOMO

Titolo OriginaleThe Next Man
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1976
Durata108’

TRAMA

Tre arabi, intenti a creare un consorzio petrolifero indipendente, sono assassinati da eminenze grigie occidentali. Il Ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, allora, annuncia all’ONU che tenderà la mano ad Israele uscendo dall’Opec: pronta per lui una killer professionista, ma se ne innamora.

RECENSIONI

Non è questa la pellicola, comunque poco amata dalla critica, che dà il primo segnale del declino di un regista protagonista del cinema controculturale anni settanta, ma la successiva Sunburn con Farrah Fawcett. In questo caso, Sarafian è anche sceneggiatore con Alan Trustman, David M. Wolfe (Un Asso nella Manica e Hit!) e il Morton Fine di L’Uomo del Banco dei Pegni: un’opera insolitamente e fortemente politica, come tutte le sue migliori. Poco importa se la soluzione suggerita per risolvere la crisi in Medio Oriente appaia irrealistica e ingenua, dato che per mezzo secolo a seguire non si è venuti comunque a capo del conflitto fra Palestina ed Israele: a contare è la tensione generata dal fervore idealistico del protagonista cristologico e di pace che ha, come avversario, il mondo corrotto intero, che siano quelli dell’Opec (probabilmente quelli che lo attaccano alle Bahamas) o un cartello simil Cia guidato dagli Stati Uniti (quelli che, probabilmente, mandano la sexy killer di Cornelia Sharpe, sciapa sosia di Faye Dunaway). Nonostante l’impostazione generale da film di spionaggio, con tanto di scritte in sovrimpressione su luogo e data, e frequenti cambi di set mondiali girati on location, ad appassionare è la battaglia dell’uomo probo per un mondo migliore che, se pesta i piedi agli interessi economici di chi preferisce preservare la polveriera di terrorismo del Medio Oriente (scrittura ingenua o profetica?), sarà tradito anche dai più fidi collaboratori. Finale non consolatorio, in cui la spietatezza del professionismo giunge inattesa (se non si conta la profezia del King Kong che passa in Tv). L’idea di Sean Connery nei panni di un arabo viene dal poco precedente Il Vento e il Leone di John Milius: sarà stato divertente, per lui, interpretare un film spionistico dove non fa 007 e ritrova come antagonista Adolfo Celi (anche se compare per pochi secondi).