Commedia, Processuale, Storico

IL PROCESSO AI CHICAGO 7

TRAMA

I leader dei movimenti di protesta contro la Guerra del Vietnam, presenti a Chicago per la convention del Partito Democratico, vengono arrestati per gli scontri con la polizia: il giudice è ostile, il processo è politico.

RECENSIONI

Le figure, i motivi e gli accenti di Aaron Sorkin sguazzano fra politica, idealismo e aula di tribunale, dispiegando dialettiche graffianti e battute fulminanti in una batteria di sbarramento dal moto perpetuo per stimoli e montaggio. Alla presenza di un giudice, di un caporedattore o di un presidente, è imperativa la chiosa morale, abbracciando e accompagnando verso la vittoria la scelta di campo: la promozione in simpatia, il trucco narrativo (l’esegesi della frase “Se deve scorrere del sangue, che scorra in tutta la città”) e la standing ovation finale sono meccanismi manipolatori leciti perché proposti all’interno di una commedia mascherata da resoconto storico, in cui l’imprecisione è voluta e urlata per una rivincita delle utopie degli sballati. L’intrattenimento della commedia drammatica indossa gli abiti della farsa che addita quella realmente accaduta, raccontabile solo come battuta da stand-up comedian, con lo sberleffo continuo dell’Abbie Hoffman di Sacha Baron Cohen (una macchietta impagabile, un capolavoro di scrittura e recitazione). La recensione al proprio approccio la scrive lo stesso Sorkin, quando oppone lo studente pronto a compromettersi nel realismo e l’hippie che sogna la rivoluzione: nello spettro totale delle posizioni possibili, lo sguardo del film viaggia dal tradito re-enactment all’idealismo (s)fumato. Sono proprio l’acido, la satira e la parodia che corrono sottotraccia (sotto-cronaca) a rendere il film prezioso: gli ammiccamenti e gli artifici completano il sorriso beffardo che, partendo da episodi paradossali (per lo più) realmente accaduti, sosta in un difficile equilibrio fra ricostruzione del dramma ed enfasi grottesca, per una miscela che, dalle parti di La Guerra di Charlie Wilson, avvicina Sorkin al David E. Kelley giudiziario, edificante e bizzarro, facendo sembrare Il Processo ai Chicago 7 una costola di Boston Legal.