Biografico, Drammatico, Storico

IL GIOVANE KARL MARX

Titolo OriginaleLe jeune Karl Marx
NazioneFrancia/Belgio/Germania
Anno Produzione2018
Durata118'
Fotografia

TRAMA

Alla metà del Diciannovesimo secolo l’Europa è in fermento. In Inghilterra, Francia e Germania i lavoratori scendono in piazza per protestare contro le durissime condizioni nelle fabbriche, e gli intellettuali partecipano come possono all’opposizione. Uno di loro, il tedesco Karl Marx, a soli 26 anni è costretto a rifugiarsi a Parigi insieme alla moglie Jenny. Qui Karl conosce un suo coetaneo, Friedrich Engels, che, nonostante provenga da una ricca famiglia di industriali, simpatizza con le sue idee rivoluzionarie. Superate le prime resistenze, fra i due ragazzi nasce una solida amicizia che li porterà a conquistarsi la stima dei capi dei movimenti dei lavoratori. Fino a diventarne leader a loro volta.

RECENSIONI

Marx non è un monumento. E il maggior merito dell’operazione compiuta da Pascal Bonitzer (alla sceneggiatura) e da Raoul Peck (alla regia) è proprio quello di aver cercato di rompere la cortina dell’ufficialità, la falsa ed edulcorata rappresentazione dell’Uomo con la U maiuscola, con i dati della situazione concreta. Per i due autori l’azione deve prevalere sulla contemplazione, l’urgenza del contenuto sul culto della forma; da qui la scelta di provare a ritrarre il giovane Karl Marx nel suo volto più autentico, individuandone tutti gli aspetti e tutte le contraddizioni. Del resto nei suoi testi Marx è esplicito nell’insistere sugli uomini reali, come autori delle rappresentazioni e delle idee; uomini non «isolati e fissati fantasticamente, ma nel loro processo di sviluppo, reale ed empiricamente constatabile, sotto condizioni determinate». È su questo presupposto che poggia la scoperta fondamentale del suo pensiero e cioè che è la vita a determinare la coscienza e non, viceversa, la coscienza a determinare la vita. La polemica di Marx contro «le idee universali» (o «le leggi eterne») è esplicita e inequivocabile. Di conseguenza ogni forma di ritrattistica ufficiale, che pretende di avere un carattere di universalità ed eternità, non può che appartenere alla falsa coscienza del reale.

Per tutti questi motivi Peck e Bonitzer scelgono di raccontarci il giovane Marx (dal 1843 al 1848) come un figlio bello e sciagurato, senza soldi, inseguito dagli sbirri di mezza Europa (da Colonia a Parigi, da Bruxelles a Londra); un presagio di terrore tanto per il capitalismo quanto per il socialismo utopista, assolutismi che combatte attraverso le armi del pensiero critico-materialistico. Un’anima tribolante che corre via veloce, instancabile, sempre alla ricerca di compagni d’arme: frequenta Courbet, conosce Proudhon, batte a scacchi Bakunin e si “innamora” di Engels; con lui, discendente della borghesia industriale che preferisce però schierarsi affianco degli oppressi invece d’ingrossare le file degli sfruttatori, elaborerà il rovesciamento dell’idealismo hegeliano e getterà le basi di quell’assalto al cielo ben spiaccicato per terra che è il Manifesto del Partito Comunista. Il film lambisce i grandi eventi della Storia, ma preferisce mettere a fuoco le dinamiche quotidiane, riportando quelli che siamo abituati a considerare come giganti del pensiero all’interno di situazioni private, intime, addirittura domestiche. Un ridimensionamento calcolato («volevo che il linguaggio filmico fosse dinamico e fresco – ha dichiarato Peck - come i suoi giovani protagonisti») che se da un lato va apprezzato per come riesce a smarcarsi dalle pastoie stentoree della retorica, dall’altro rischia però di prendere il sopravvento, di dare alla figura di Marx un’immagine fin troppo iconica, a tratti addirittura “pop”.
Spesso si rimprovera al marxismo una sopravvalutazione del lato economico; ed Engels ammette che può essere «in parte colpa di Marx e sua». Perché nella battaglia ideale che conducevano non sempre avevano l’opportunità di dosare la polemica in modo da «rendere giustizia agli altri fattori». Ma il marxismo non è riconducibile unicamente alla teoria del plusvalore; ha rappresentato e rappresenta una reale forma di alternativa all’egemonia liberista. Tornano a mente le parole di Alessandro Cappabianca scritte a riguardo di Kommunisetn, delle «speranze ed energie che il sogno comunista ha pur saputo suscitare, incarnandosi in lavoro concreto. Operai e contadini, attori, poeti, Malraux, Hölderlin, Vittorini, i boschi, le montagne, i paesi, la politica … il cinema». Ecco, anche Il giovane Karl Marx con i suoi difetti e le sue ingenuità (su tutte il discutibilissimo finale sulle note di Like a Rolling Stone di Bob Dylan), partecipa e rilancia questo slancio antagonista.