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Il film in cui nuoto è una febbre

Finalmente una pubblicazione che tratta di registi trascurati dalla nostra distribuzione ma che, anziché piangere sulle secche del circuito nostrano, sottintende un recupero alternativo delle loro opere (c’è internet, ci sono i DVD), un testo che non bluffa sulle reali opportunità di un loro reperimento, ma che dà quasi per scontata la loro possibilità di visione. La contraddizione allora è messa a nudo: ci troviamo di fronte ad alcuni autori importanti (se non fondamentali) del cinema contemporaneo, i cui film il pubblico dei cinecultori conosce ed ammira, eppure di essi non esistono quasi testi di riferimento, come se la situazione del cinema in sala, in un’epoca in cui la fruizione dei film sul grande schermo tende a divenire minoritaria, fosse davvero quella del Cinema tout court.
_x000D_Il film in cui nuoto è una febbre scardina questo paradosso ipocrita e mostra fiero i suoi due punti di forza.
Il primo. Dà conto di alcune delle tendenze dominanti nell’attuale panorama cinematografico: si passa allora dal cinema contemplativo di Weerasethakul, Diaz, Alonso, Dumont, Reichardt, all’insostenibile teatro della crudeltà di Seidl, dal film come gioco per tutti di Gondry, all’enigma del reale tra le pieghe dei lavori di Lanthimos e nella terra di mezzo di Manuli, fino al lavoro post Nouvelle Vague di Assayas.
_x000D_Il secondo: lo fa attraverso voci critiche disparate e diversissime (da Abiusi – cui si deve anche l’illuminante prefazione – a Marelli, da Causo a Sagrati e ancora Raganelli, Emiliani, Paganelli, Sardone, Adesso) che parlano linguaggi differenti e che si sono mosse su piattaforme alternative, lontane dalle solite cricche delle solite parole o dagli ingessati giri accademici (Uzak – che è la meritoria promotrice dell’iniziativa attraverso Caratteri Mobili -, Sentieri Selvaggi, Hideout, la rivista che state leggendo – il bellissimo saggio su Dumont dei “nostri” Baratti e Sangiorgio -) e che alternano le suggestioni di trattati super sofisticati ad altri più liricizzanti, letture pop a dissezionamenti chirurgici dei testi filmici.
_x000D_ La postfazione è di Roberto Silvestri.
_x000D_Un volume, insomma, che dà contemporaneamente conto dello stato della critica e di quello del cinema. Se vi pare poco.