Drammatico, Recensione

IL COLORE DEI SOLDI

Titolo OriginaleThe Color of Money
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1986
Durata117’
Sceneggiatura

TRAMA

Eddie Felson, ex-asso del biliardo, ora vende liquori e scommette. Prende sotto la propria ala una giovane promessa, convincendo lui e la sua fidanzata che possono fare un mucchio di soldi puntando contro altri giocatori.

RECENSIONI

Martin Scorsese, da amante del cinema classico, accetta la proposta di Paul Newman di dare un volto al seguito del suo Lo Spaccone (1961), sempre tratto dal romanziere Walter Trevis (ma lo sceneggiatore Richard Price non ha seguito le direttrici di questo secondo capitolo, dato alle stampe l’anno prima). Venti anni dopo, Eddie Felson/Paul Newman fa da mentore al giovane, energetico Vincent Lauria/Tom Cruise (chi altri?) e già l’accoppiata di due sex symbol di generazioni differenti divenne un evento all’uscita del film (ma fra i due non scattano le scintille sperate). Nonostante la consueta cura maniacale del regista nella messinscena, nel commento sonoro (di Robbie Robertson), nel montaggio, nell’assemblaggio di sequenze tutte “necessarie”, nella scelta delle luci (ha citato Narciso Nero come influenza, soprattutto per i primissimi piani) e nella direzione degli attori/costruzione dei personaggi, l’opera è fra le meno sorprendenti della sua filmografia, troppo inquadrata e senza quei temi/elementi originali (figurativi o concettuali) cui ci ha abituato. Il fulcro è senz’altro la sete di denaro, il cui colore si specchia in quello del tappeto del biliardo ma il sapore che il film lascia è lo stesso dell’Oscar dato a Paul Newman per “riparare” a tante prove memorabili del passato, dimenticate dai voti dell’Academy.