Baro-metro

IL BARO-METRO: SGUARDI DALLA SALA (04/21_22) – PARTE 1

(dal 1º maggio al 31 luglio 2022)

Il quarto trimestre della stagione non fa che confermare quanto detto nel corso dell’anno: il cinema è ancora vivo, ma bisogna ricordare al pubblico che esiste. Ne è una chiara dimostrazione l’estate 2022 in cui, nonostante un luglio senza offerta, la situazione è andata meglio del previsto. Certo, l’oggettività dei numeri non mente, siamo ancora sotto di parecchio (circa del 50%) rispetto ad altre annate (peraltro non memorabili), ma quando arriva il film che interessa (e che ha saputo generare attesa) il pubblico al cinema ci va.

Di problemi però ce ne sono tanti e ne riepiloghiamo alcuni qui:

Manca un successo italiano. Nessun film nazionale in top-10. Il primo titolo italiano è Me contro Te il film – Il mistero della scuola incantata con un incasso di poco superiore ai cinque milioni di euro e il secondo film italiano dal maggiore incasso è il suo seguito, cioè Me contro Te – Il film – Persi nel tempo con 3,5 milioni di euro; due titoli bistrattati dalla critica, sopportati dagli adulti e rivolti unicamente al loro target di riferimento, cioè i bambini, ma per fortuna che c’erano loro, altrimenti l’Italia non avrebbe neanche raggiunto la (bassa) quota di mercato del 15,49%. Non hanno funzionato i comici più amati (Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto non va oltre i 3,2 milioni di euro, Belli ciao li raggiunge appena, l’ultima interpretazione di Gigi Proietti, Io sono Babbo Natale, incassa 1,7 milioni di euro, Pieraccioni con gli 1,5 milioni di euro di Il sesso degli angeli è al minimo storico, così come Alessandro Siani con Chi ha incastrato Babbo Natale? che incassa circa 2,1 milioni di euro); lontano da ogni sfavillio titoli attesi e di cui si è molto parlato, tutti sotto i tre milioni di  euro, la maggior parte di parecchio: Diabolik, Freaks Out, Tre piani, La scuola cattolica, ma anche Corro da te su cui si puntava per una ripartenza primaverile, come pure l’apprezzata doppietta di Martone, Qui rido io e Nostalgia che i 3 milioni di euro li raggiungono in tandem. Pure Ennio, che fa il tutto esaurito in ogni arena estiva in cui è proiettato, è fermo a 2,7 milioni di euro, che per un documentario di quasi tre ore non è poco, ma considerando quanto il film è stato amato, pubblicizzato e discusso si poteva di sicuro ambire a numeri maggiori. Di zero aiuto per la sala le non poche uscite di soli tre giorni necessarie per non perdere i contributi statali.

La confusione. Il pubblico si sente spaesato a causa della creazione di un “Universo Condiviso di Film” che è un magma indistinto presente non si sa bene dove: a volte al cinema, più spesso in qualche canale streaming, in alcuni casi al cinema per poche settimane e poi in streaming, a volte per tre giorni in sala e poi subito su qualche piattaforma, altre volte addirittura prima in streaming e poi solo successivamente in sala; insomma, un caos colossale in cui se non sei un addetto ai lavori o un appassionato finisci per scegliere la strada più comoda ed economica che difficilmente porta alla sala cinematografica. Su questo punto, e sulle finestre, cioè sull’intervallo di tempo che separa un film dall’uscita in sala ai successivi canali di sfruttamento, c’è da ragionare, e pare si stia facendo, ma per ora sono solo promesse e slogan con poco costrutto.

Il target over 50 è tra i più restii a tornare in sala e la cosa non va molto bene considerando la mole di film d’essai in uscita da qui a Natale; occorre seriamente pensare a un modo per riagganciare una parte della popolazione, quella meno giovane, che con il Covid si è sentita più vulnerabile di altre e ha deciso di far rientrare il cinema tra le cose superflue; di poco aiuto, in questi due anni, le istituzioni, che con scelte non sempre lungimiranti hanno contribuito a dare l’idea che il cinema fosse uno dei luoghi più pericolosi del mondo.

Anche le famiglie sono state finora un po’ restie a tornare in sala, anche se segnali positivi ci sono stati, pensiamo ad esempio a Sonic 2 che raggiunge i 4,3 milioni di euro e resta in programmazione per molte settimane come scelta pomeridiana. Valgono per le famiglie le stesse considerazioni fatte per il target più âgée: con il Covid si è pensato di dare un taglio a ciò che viene considerato sostituibile. Pur con la consapevolezza che “film” non equivale a “cinema”, si è quindi dato spazio a un illusorio pragmatismo, anche in questo caso con il supporto di un vuoto istituzionale. Sono stati infatti garantiti ristori agli addetti ai lavori, ma non si è fatto nulla per invogliare gli spettatori a tornare in sala, anzi, spesso il tempismo di alcune scelte ha prodotto l’effetto contrario.

La leva del prezzo viene spesso tirata in ballo, ma ricordo per l’ennesima volta che l’ultimo film in lire, quindi alle soglie del nuovo millennio, era di quattordicimila lire, quindi circa 7 euro. Ecco, considerando che il biglietto medio oggi è inferiore ai sette euro, parliamo di una delle poche cose che non sono automaticamente raddoppiate con l’avvento dell’euro. Poi è anche vero che, al di là del dato medio statistico, se una famiglia di quattro persone decide di andare a vedere Top Gun: Maverick in un multiplex di Bologna spende, tra sovrapprezzi vari, più di 45 euro, non poco per una serata al cinema e per un film in sala da tre mesi, escludendo poi il bar; il rischio è quindi quello di trasformare il cinema da spettacolo popolare a spettacolo per pochi, di incidere sul percepito degli spettatori e di condizionare di conseguenza anche la scelta dei film indirizzandola verso quelli che vengono considerati (a ragione o torto poco importa) delle certezze, quindi ciò che si conosce, il noto, perché comporta meno rischi. E allora via di supereroi, cinecomic, brand già di successo, capitoli terzi, quarti, in un infinito multiverso che azzera tutto il resto facendolo finire nell’oblio. E se si facesse pagare di più i primi giorni di programmazione per poi ridurre il biglietto nelle settimane successive? E se per film come i Me contro Te dedicati alla prima infanzia si facesse pagare il biglietto pieno ai bambini e il ridotto agli adulti? E se per le famiglie numerose si addottasse una qualche formula di sconti? Sono idee come tante, molte scappatoie al prezzo pieno già ci sono, l’importante è pensare a strategie in grado di smuovere il mercato senza avere paura di parlarne e confrontarsi. Una cosa però è certa, ed è stata ampiamente dimostrata, non è svendendo il prodotto che si risolve la situazione, quindi feste del cinema con biglietti a prezzi irrisori sono possibilmente da evitare o da prevedere con lungimiranza, solo se corredate da iniziative concrete con ospiti, incontri, in modo da generare effettiva affezione, altrimenti tutto si riduce in una caccia al prezzo stracciato che non produce alcun effetto virtuoso.

Il pubblico sembra indirizzarsi ormai verso un solo tipo di film: spettacolari, di azione, con supereroi o affini e che sono in esclusiva sul grande schermo. Le contemporanee tra streaming e cinema hanno chiaramente dimostrato l’inefficacia dell’operazione. Un film su grande schermo dura di più e arriva poi sul piccolo schermo con già un credito da poter spendere e sfruttare ulteriormente. L’arrivo direttamente in streaming lo brucia invece in fretta. Se ne parla, se supera l’indifferenza del pubblico, per una decina di giorni, spesso in una bolla di appassionati, e poi finisce nel magma tritatutto delle library, in attesa di essere estratto quando il genere in cui è stato incasellato incontrerà attraverso un algoritmo i presunti gusti del pubblico. Inutile ribadire che tutti i film fanno godere maggiormente in grande piuttosto che in piccolo, che un volto enorme e che ci sovrasta ha un impatto differente in miniatura (ricordate Godzilla? “le dimensioni contano”). Pensiamo alla miniserie Scene da un matrimonio, con Jessica Chastain e Oscar Isaac, vista su grande schermo (occasione offerta dal festival di Venezia in cui è stata presentata in anteprima) e rivista in televisione. Due esperienze diversissime. Una completamente assorti ed emotivamente potente, l’altra distratti e dall’impatto meno forte. Il mezzo con cui un’opera si fruisce conta eccome!

Fammi vivere l’evento! Sembra essere questo il grido del pubblico quando varca la soglia della sala cinematografica. Non interessa il genere, l’attore, il regista, ciò che conta è che l’esperienza al cinema sia unica e insostituibile. Lo spettatore chiede per due ore di essere al centro del mondo, di ciò che conta, di cui si parla, che fa figo. Si parla ovviamente del grande pubblico, quello che fa i grandi numeri e che al cinema ci va solo se è un richiamo irresistibile, non della nicchia di appassionati che andrebbe in sala anche alle 12 di un feriale di luglio e che cerca i film. Purtroppo il più delle volte sono i film che devono cercare gli spettatori. Un modo per raggiungere il pubblico è quindi quello di trasformare ogni cosa in un evento. I colossi con milioni di euro a disposizione lo fanno con campagne marketing che cominciano ancora prima che il film venga girato, alcuni film più di nicchia stabilendo un numero di giorni in cui restare in sala (salvo poi aumentarlo se le cose vanno bene) o trovando la giusta chiave per squarciare il velo di indifferenza tra le migliaia di sollecitazioni che riceviamo. Qualche esempio? Jujutsu Kaisen 0 – The Movie, l’anime giapponese che ha incassato più di un milione di euro in una decina di giorni, ma anche Top Gun: Maverick, in cui l’evento è dato dal vedere il film di cui tutti parlano bene. Insomma, le strade all’evento possono essere le più varie. In ogni caso, niente contemporanee con lo streaming che azzererebbero la portata dell’evento e per rendere l’esperienza unica e insostituibile una qualità di visione eccellente. In U.S.A. ad avere la meglio sono i formati premium, tra cui Imax, 4DX e Dolby Cinemas che aumentano l’immersività dell’esperienza cinematografica rendendola insostituibile.

E ora vediamo com’è andata nei singoli mesi del trimestre:

MAGGIO segna –46,63% negli incassi rispetto al 2019 e -50,69% nelle presenze. Il box-office è allieato da Doctor Strange nel multiverso della follia, asso pigliatutto del mese. Parte bene, dopo la presentazione al Festival di Cannes, Top Gun: Maverick, ma nessuno si sarebbe mai aspettato un successo così epocale, non ancora esauritosi a tre mesi di distanza.

Il mese di GIUGNO induce all’ottimismo. A dare il turbo alle percentuali (-17.95% negli incassi rispetto al 2019 e -26,77% nelle presenze), non è tanto la tenuta di Doctor Strange nel multiverso della follia, quanto l’ipnosi collettiva a cui induce Top Gun: Maverick, campione di incasso a sorpresa, così come il buon andamento di Jurassic World – il dominio. Lightyear – La vera storia di Buzz non è un grande successo (circa 2,5 milioni di euro), come di solito accade(va) ai film Pixar, ma rientra in quel cinema medio di cui c’è tanto bisogno per dare ossigeno alle sale. Rassicurante anche la partenza di Elvis a fine mese che terrà banco per tutta l’estate e raggiungerà i 3 milioni di euro. Italia presente grazie a Nostalgia di Mario Martone, ma con ben altri numeri.

A LUGLIO, considerando che dopo Thor: Love and Thunder, uscito il 4, non è praticamente arrivato più nulla di acchiappapubblico, poteva andare molto peggio, invece l’ottimo andamento del film Marvel, la solida tenuta di Elvis, Top Gun: Maverick e Jurassic World – il dominio, e la sorpresa del più che discreto riscontro riservato ai film di Hayao Miyazaki, riproposti in sala, permette di arginare le perdite: -32,60% gli incassi rispetto al 2019 e -38,90% i biglietti venduti (i dati sono al 24 luglio 2022).

A seguire:

IL BARO-METRO: SGUARDI DALLA SALA (04/21_22) – PARTE 2

Buona lettura.