IF YOU WERE ME

Anno Produzione2003

TRAMA

RECENSIONI

Prodotto dalla National Human Rigths Commission of Korea, If You Were Me è un film a episodi sui diritti umani nel contesto socio-culturale della Corea contemporanea. Operazioni del genere suscitano sempre un po’ di scetticismo: la nobiltà dell’intento rischia di vincolare eccessivamente la libertà espressiva, imprigionando l’opera nel suo “messaggio” (termine che ha fatto più danni della grandine). If You Were Me non sembra fare eccezione, mostrando tutte le rigidità del film a tesi e i limiti del prodotto su commissione. Non tutti gli episodi, ovviamente, sono ingessati e tirati via allo stesso modo.

The Weight of Her (Geu nyeoeui muge) di Yim Soon-rye prende spunto dal disagio di Cho Sun-kyung, un’adolescente leggermente sovrappeso, per mettere alla berlina l’ossessione per la bellezza e per la forma fisica che spinge molte ragazze all’uso di pillole dimagranti e al ricorso alla chirurgia estetica. La connivenza di scuola e istituzioni allarga la denuncia all’intera società, intrisa di sessismo. Forse il peggior episodio del film, The Weight of Her è scritto grossolanamente e girato in modo piuttosto pedestre, anche se l’epilogo/backstage risulta inaspettatamente sferzante. Voto: 5½

Ambientato in un futuro asettico, The Man With an Affair (Geu namjaeui sajeong) di Jeong Jae-eun descrive un episodio di intolleranza all’interno di un edificio abitato da individui ostili e pieni di pregiudizi. Un bambino che bagna il letto è costretto a bussare alla porta di inquilini sconosciuti per avere un po’ di sale (è la punizione affibbiatagli dalla madre). Deriso e umiliato da tutti, il bambino si decide così a rivolgersi al “diverso” del palazzo, un uomo pubblicamente additato come molestatore sessuale. Criptico e moralmente ambiguo (sia detto in senso positivo), The Man With an Affair può contare su un’eleganza figurativa e su un’asciuttezza narrativa capaci di trasformare la semplicità dell’assunto (i pregiudizi come fonte di intolleranza) in complessità cinematografica (l’intransigenza sociale si riflette in uno sguardo ferocemente voyeuristico che cancella ogni traccia di residua umanità). Suggestive le atmosfere dilatate e le sonorità distorte. Voto: 7

Attraverso una serie di quadretti introdotti da didascalie illustrate, Crossing (Daeryukhwingdan) di Yeo Kyun-dong ci mostra spaccati di vita di un ragazzo portatore di handicap (le difficoltà nell’uscire di casa da solo, una sfortunata dichiarazione d’amore, gli sfoghi e le bevute con un amico, fino al tentativo di attraversare la strada più trafficata di Seoul). Sciatto e ricattatorio, Crossing contende a The Weight of Her la palma di peggior episodio del film, riducendo il linguaggio filmico a piatta e inerte trascrizione fotografica. Niente a che fare col bellissimo Oasis (2002) di Lee Chang-dong. Voto: 5½

In Tongue Tie (Shinbihan yeongeonara) di Park Jin-pyo, per migliorare la pronuncia inglese della erre, un bambino viene sottoposto ad un’operazione alla lingua. Un piccolo esercizio di crudeltà mostrato in tutta la sua disturbante crudezza, con immagini chirurgiche quasi insopportabili. La radicalità della rappresentazione basta da sola ad esprimere tutta l’assurdità della situazione. Estremo. Voto: 6

Face Value (Eolgulgabs) di Park Kwang-su mette in scena il tentativo di abbordaggio subito da una giovane donna addetta alla cassa in un parcheggio sotterraneo da parte di un insistente seduttore. L’uomo scoprirà di aver corteggiato un fantasma. Visivamente controllato e scritto piuttosto bene, il corto di Park Kwang-su riesce a rendere credibile una vicenda dai risvolti fantastici con pochi, misurati tocchi di realismo magico. Riuscito anche l’effetto di straniamento finale e il sorvegliato commento musicale. Voto: 

Una donna nepalese immigrata in Corea, Chandra Kumari Gurung, è la protagonista di N.E.P.A.L. (Never Ending Peace and Love) (Midgeona malgeona) di Park Chan-wook. Basato su una storia vera, il corto di Park segue le peripezie della donna, che, dopo aver abbandonato la fabbrica in seguito a uno scontro coi colleghi, vaga frastornata per le strade di Seoul. Portata dapprima in centrale di polizia per aver consumato un pasto senza pagare, subito dopo viene spedita in un ospedale psichiatrico, dove, tra l’indifferenza delle istituzioni e l’insipienza dei medici, resterà per sei anni e quattro mesi. Girato quasi interamente in soggettiva, il corto di Park alterna parti propriamente narrative ad altre di impostazione semidocumentaristica. Ne scaturisce un ibrido lamentoso e patetico, lontano sia dall’irruenza travolgente di Sympathy for Mr. Vengeance che dalla affascinante stilizzazione di Old Boy, salvato soltanto dalla spregiudicatezza visiva e dal serpeggiante umorismo corrosivo. Che lo stesso Park abbia dichiarato di riconoscere in N.E.P.A.L. uno dei propri lavori migliori getta una luce sinistra sulla sua opera. Voto: 6