Avventura, Azione

I TRE MOSCHETTIERI (2011)

Titolo OriginaleThe three musketeers
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2011
Durata110’

TRAMA

XVII secolo: il giovane d’Artagnan si unisce ai tre moschettieri caduti in disgrazia a causa della traditrice Milady. Vogliono sventare il complotto di Richelieu volto a far protrarre la guerra contro l’Inghilterra.

RECENSIONI

Ben esemplificato dalle raffigurazioni su mappe con soldatini, è un giocattolo alla Anderson, sorprendentemente divertente, simpatico e scattante. Merito della sceneggiatura (Alex Litvak, Andrew Davies) che, pur rielaborando schemi, macchiette e situazioni viste mille volte, sa farlo nello spirito di una guasconata mirabolante, e merito di una regia modernista che guarda all’avventura canagliesca e contaminata stile Pirati dei Caraibi, cavalcando un plot sorretto da “colpi grossi” alla Mission: Impossible (citato/copiato), da armi ad effetto possibili quanto improbabili (macchine di guerra di Da Vinci comprese) e da (finti) set pittoreschi-colossali, che siano Versailles (in realtà un palazzo in Bavaria) o una battaglia nei cieli che si schianta sulle guglie di Notre Dame. In realtà, a fare la differenza nel tipico cinema di Anderson, che potremmo paragonare alla messinscena di Richelieu (che imbastisce l’azione su di una scacchiera dove i personaggi sono pedine), sono i bravi interpreti perfettamente calati nel proprio ruolo, dall’Athos che soffre d’amore di Matthew McFadyen, al Porthos bontempone e fracassone di Ray Stevenson, dal sornione e infingardo Richelieu di Christoph Waltz al D’Artagnan di Logan Lerman (che, finalmente, rispetta l’età anagrafica voluta da Dumas), dal re effeminato e tenero di Freddie Fox alla Milady doppiogiochista senza remore e amante del rischio di Milla Jovovich. I personaggi sono sovrumani per piroette e resistenza, le situazioni troppiste e spettacolari ma la pellicola, dopo quella inarrivabile di George Sidney, è fra le migliori versioni di un racconto filmato più volte, per quanto poco fedele e pur dovendo qualcosa alla versione di Richard Lester per irriverenza, erotismo e buffoneria o a quella Disney di Stephen Herek per stravaganze, giovanilismo e spirito fantasy. Il 3D è da post-produzione ma fa il suo effetto con la regia mobile, di campi lunghi e dolly.