Drammatico

I NOSTRI RAGAZZI

TRAMA

Due fratelli, opposti nel carattere come nelle scelte di vita, uno avvocato di grido, l’altro pediatra impegnato, cenano ogni mese insieme alle mogli in un ristorante di lusso. Solitamente le chiacchiere scorrono superficiali, ma il rituale assume altri connotati quando i rispettivi figli…

RECENSIONI

Era inevitabile che il romanzo “La cena” dell’olandese Herman Koch, caso editoriale del 2009, diventasse prima o poi qualcos’altro. La sua struttura, infatti, con due coppie al ristorante, dall’antipasto al conto, a discutere del loro futuro e di quello dei propri figli, lo rende molto duttile, forse più confacente al teatro, data l’unità di tempo, luogo e azione, ma facilmente adattabile anche al cinema. Mentre anche Cate Blanchett pare stia lavorando a una trasposizione per il grande schermo, Ivano De Matteo, anche sceneggiatore insieme a Valentina Ferlan, ne stravolge totalmente la struttura, cambia professioni, sesso dei personaggi, alcune dinamiche, ma ne conserva tutto sommato lo spirito: una dura invettiva nei confronti dei rapporti sociali e familiari, minati da una perdita di valori a cui aggrapparsi e finalizzati unicamente all’individualismo.

Rispetto al romanzo, teso, avvincente, scabro e caustico, il film si abbandona a maggiori sociologismi, suggerendo motivazioni che rischiano la didascalia (l’astice vivo buttato con gusto dal figlio nella pentola di acqua bollente, i video violenti guardati sul computer, le cene davanti alla televisione, la poca comunicazione sempre in evidenza, gli occhi costantemente puntati su video di cellulari, computer e tv), ma nel complesso il film regge. Forse l’incapacità di creare un vero contatto nonostante le tante parole, il muro generazionale che si crea tra genitori e figli, la famiglia come covo di tutte le insidie, avrebbero beneficiato di maggiori sottigliezze, ma la regia cerca comunque di non calcare troppo la mano e di lasciare spazio ai personaggi piuttosto che a ciò che rappresentano. A inficiare un po’ la resa emotiva è più che altro un’impaginazione degli eventi di stampo televisivo.

Un po’ troppo frettoloso, poi, il finale che rischia di non fare arrivare con la giusta forza il cambio di prospettive delle due coppie protagoniste: quella idealista e apparentemente più ragionevole, che alla prova dei fatti non esita ad applicare gli stessi mezzi che solo a parole condanna, e quella a prima vista più superficiale, intellettualmente rozza e collusa coi potenti che sceglie invece la strada della giustizia. In questo senso viene meno l’inganno teso dal romanzo in cui l’immedesimazione con la voce narrante è inizialmente totale e le certezze si sgretolano con audace progressione creando crepe non banali.

Non aggiunge granché, invece, il prologo con casuale e devastante esplosione di violenza, ulteriore sottolineatura di una società intrisa di tensioni sotterranee pronte a scoppiare al primo contrasto. Ma gli sviluppi in ospedale si limitano a rimpolpare il plot dando vita a personaggi privi di sbocchi narrativi degni di nota. Nel quartetto adulto di protagonisti si distingue Alessandro Gassman, che trova la misura del suo personaggio, mentre Luigi Lo Cascio ogni tanto cede alla declamazione. Discorso affine per le relative partner cinematografiche: calcata al limite della sbavatura Giovanna Mezzogiorno, più moderata Barbora Bobulova. Perfetti, invece, i due adolescenti, a cui Rosabell Laurenti Sellers e Jacopo Olmo Antinori donano la pura superficie emozionale richiesta dal ruolo.