Azione

I MERCENARI 2

TRAMA

Barney e i suoi mercenari sono ingaggiati dall’agente Cia Church per recuperare la cianografia di una miniera nell’ex – Unione Sovietica, dove è custodito del plutonio. Hanno contro Vilain e il cartello dei Sang.

RECENSIONI

Il precedente era una rimpatriata nostalgica, quasi commovente nonostante una (voluta) anima da giocattolo alla Codice Magnum. Ottenuto il successo sperato, si entra nella serialità, si abbraccia la formula, si perde la spontaneità, si annulla l’effetto dell’uscita di scena “western”, al tramonto nel finale (senza donne: qui accolte nella persona di Nan Yu, per agevolare il classico meccanismo narrativo in cui l’uomo rude-vero sottovaluta le doti femminili e poi si ricrede). Alla fine, Schwarzenegger dichiara che dovrebbero stare in un museo, infatti resta in piedi solo l’imbarazzante sarabanda di azione violenta smargiassa, con il pessimo Simon West che, a differenza dello Stallone regista, non sa cogliere lo spirito autoreferenziale in cui non prendersi sul serio (o fare solo finta di farlo) e si limita a seguire pedissequamente una sceneggiatura (di Stallone) che fa acqua da tutte le parti, anche in passaggi fondamentali: il nonsense del cattivissimo villain-Vilain di Jean-Claude Van Damme che lascia in vita gli expendables ma uccide uno di loro a tradimento, per favorire la progressione drammaturgica di vendetta; la scena “western” con il villaggio sovietico da aiutare dove, dopo uno scambio di battute senza capo né coda fra Barney e la capa locale (lei chiede il loro aiuto, loro dicono di no perché devono uccidere i cattivi, che è quello che gli sta chiedendo la donna), il montaggio mostra, prima, i Sang che dichiarano di aver trovato il plutonio e, poi, sono nel villaggio per razziare donne e bambini da utilizzare per trovarlo. Una sceneggiatura tremendamente scolastica (i sipari seri, all’inizio, sono riservati al solo Liam Hemsworth: è telefonato che debba morire), dove i camei sono infilati a casaccio (gli entr’acte di Chuck Norris come superdio ex - machina, sfiorando il cartoon demenziale, con musichetta da Il Buono, il Brutto e il Cattivo), le scene non hanno alcuna coscienza dell’inopportuno (la privacy del cecchino violata al funerale: Barney legge a tutti la sua lettera d’amore; i cattivi sono pronti a giustiziare gli schiavi con le armi, dimenticando che hanno già minato la miniera per ucciderli), le glorie attoriali radunate sono in totale imbarazzo, non credono alle proprie battute, ai doppi sensi che descrivono i propri percorsi cinematografici (nel doppiaggio si perdono) e alle gag che non fanno ridere (giocate sui battibecchi fra Stallone e la spalla Jason Statham e su di un Dolph Lundgren goffo e tonto). L’azione violenta, che copre i 2/3 del film, è disarmante allo stesso modo, con i nemici che cadono come mosche e i buoni impegnati in uno sparatutto anche quando, sempre grazie ad un montaggio suicida, nella scena prima il “set” è mostrato ricolmo di civili innocenti. Qualcosa si salva: la cittadina che simula la New York anni ottanta e la performance combattiva di Statham in abiti talari. Girato negli studi bulgari del produttore israeliano della Nu Image/Millennium Avi Lerner, un dritto che fa le stesse cose di Menahem Golan, ma con più fiuto e soldi.