Thriller

I FIGLI DELLA NOTTE

NazioneItalia
Anno Produzione2016
Genere
Durata85’

TRAMA

La madre, impegnata al lavoro, manda Giulio in un isolato collegio per figli di facoltosi. Giulio fa amicizia con Edoardo, va di nascosto in un night club e s’innamora della prostituta Elena.

RECENSIONI

Figlio del musicista Manuel De Sica (cui dedica il film) e della produttrice Tilde Corsi, l’esordiente Andrea De Sica ha nel curriculum una serie di corti (s’è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia), la collaborazione alla serie semi-animata Mia and Me e il documentario Città dell’Uomo sull’imprenditore Adriano Olivetti. Partorisce una rarità nel panorama italiano: il film di genere senza commedia e provincialismi, con velleità autorali e modi contemporanei. Musicista anch’egli, firma un tappeto sonoro che il sound designer Fabien Pochet “spalma” meravigliosamente sulle immagini, per un connubio alla David Lynch. È la cifra stilistica distintiva, con passaggi di synth, inquietanti note thriller alla John Carpenter, cori angelici e, nella scena migliore, la sinergia per cui un alunno canta “Vivere” di Bixio puntando una pistola contro gli educatori. Le note fanno il mood, la location fa il resto: il Grand Hotel di Dobbiaco in Alto Adige, stile asburgico, che richiama l’Overlook Hotel di Shining, immerso nella neve e nelle sue venature di lunghi corridoi. Gli attori sono sufficientemente ben diretti, fatta la tara di cliché e déjà-vu da cinema americano nelle dinamiche giovanili (ma De Sica ha citato L’Attimo Fuggente, il romanzo “Il signore delle mosche” e Se… di Lindsay Anderson). Le concessioni generano ambiguità fra vezzi e ammiccamenti: da un lato si indugia sulla bellezza di Yuliia Sobol e sull’amore dell’impacciato, dall’altro si fa sorridere verso l’obiettivo Vincenzo Crea nel finale (espediente infelice, plateale). Ma sono benvenute le tracce horror (i fantasmi) e sorprende, seppur non risolto (perché tanta carne al fuoco denota indecisione), il finale politico in cui s’addita, urlando, l’apprendistato della classe dirigente del futuro, partendo da figli abbandonati a se stessi (I Bambini ci Guardano del nonno Vittorio). L’impostazione dà sul gotico, ma c’è anche una traccia da fiaba nera, con il bosco da attraversare e la trasformazione dell’agnello in lupo. Tante suggestioni non sempre raccolte (erano da sviluppare le teorie educative dell’ambiguo personaggio di Fabrizio Rongione), ma lode alle buone intenzioni.