Azione, Fantascienza, Supereroi

GUARDIANI DELLA GALASSIA

Titolo OriginaleGuardians of the Galaxy
NazioneU.S.A
Anno Produzione2014
Durata121'
Fotografia
Scenografia

TRAMA

1988. Il giovane Peter Quill, il cui padre è scomparso da tempo, perde anche la madre a seguito di una lunga malattia. Immediatamente dopo il decesso, lui e il suo inseparabile walkman vengono rapiti da un’astronave spaziale. Peter troverà una nuova vita e un nuovo nome: Star-Lord.

RECENSIONI

All'interno dellormai vasto e ramificato Marvel Universe cinematografico, Guardians rappresenta l'elemento volutamente eccentrico, laterale. Si è preso un fumetto relativamente poco conosciuto e, affidandolo a un regista off con trascorsi Troma, si è cercato di tessere un elogio dell'antieroismo un po' scazzone in chiave, ovviamente, autoironica ai limiti dell'autoparodico. I Guardiani Della Galassia, in attività dal '69 (ma solo dal 2008 nella formazione attuale), rappresentano infatti la simpatica feccia dell'Universo Marvel, cinque furfanti dal cuore d'oro che si ritrovano insieme per caso/forza e finiscono per fare la cosa giusta al momento giusto. Niente di nuovo, ovviamente, anche e soprattutto nel cinema di avventura/fantascienza, che si dimostra sempre pronto ad accogliere nuovi Han Solo.

Guardians Of The Galaxy oscilla così, per vocazione, tra Il Film Di Supereroi Marvel declinato nella sua variante più ironica (Iron Man) e un vero e proprio disinnesco interno, in cui Il Film Di Supereroi Marvel viene smontato e deriso nei suoi meccanismi di funzionamento. Il momento, da questo punto di vista, più efficace, è sicuramente il balletto di Star-Lord, nel prefinale, che interrompe bruscamente la sparata del Cattivo e genera l’effetto straniante sperato (anche se poi tutto viene ricondotto su binari più canonici e i cinque danno subito prova di eroismo e spirito di gruppo veri). C'è però da chiedersi se sia vera gloria. E mi pare che la gloria sia vera (o veritiera) solo se si rimane confinati nell'Universo Marvel. Tipo: 'per essere un film Marvel'. Perché la riflessione sul superomismo, anche al cinema, è in giro da un po’. Per vie più o meno traverse, film come Watchmen, Kick-Ass o Chronicle (solo per citarne alcuni) destrutturano il mondo dei supereroi come (e spesso meglio de)i Guardiani. E anche lo stesso Gunn si era già pronunciato sull'argomento, con l'irrisolto ma interessante Super.

Ma questo, si diceva, è un film Marvel, dunque ammettiamo ma non concediamo che l’opera de-costruttiva abbia un sapore e un retrogusto diversi, essendo autoriflessiva, se così si può dire, anche da un punto di vista produttivo. Poi c’è l’ironia, altro (presunto?) punto di forza del film. Guardiani strappa diversi sorrisi, a dire la verità un po’ ripetitivi. Le direttive comiche sembrano sostanzialmente due e solo due: il citato gioco sui codici (si veda anche il mancato riconoscimento di Star-Lord come Grande Cattivo al momento della sua cattura) e le gag a sfondo lessicale (l’incapacità di Drax di andare oltre il significato letterale delle frasi che gli vengono rivolte). Ma anche qui, quasi dispiace parlare di un rimasticamento o quantomeno di una semplice inserimento nel calderone dell’ironia post-postmoderna che ormai pervade il mondo dell’intrattenimento, a tutti i livelli, anche quelli più insospettabili: Il piccolo regno di Ben e Holly, Space Goofs sono solo due esemi di “cartoni per bambini” in cui, a diversi livelli di profondità e immediatezza, la metaironia, il secondo grado la fanno da padroni con naturalezza e infantile nonchalance.

Dunque, sì, questo Guardiani è in effetti una parziale anomalia nell’universo Marvel ma forse non è genuino, “folle” e divertente come sembra. Si presenta, anzi, come un’opera molto controllata, studiata, cerchiobottista (spettacolarità ed eroismo classici non mancano), che valorizza benissimo i suoi pregi e nasconde altrettanto bene i suoi difetti, amplifica artificialmente le poche (buone) idee su cui è costruito e maschera con la simpatia una certa monotonia di fondo, mostrandosi sicuramente più nuovo, “strano” (e riuscito) di quello che è in realtà.

Da questa settimana siamo tutti procioni scalciaculi e alberi parlanti, o meglio, alberi senzienti perché Groot di parole nel dice solo tre e sempre nello stesso ordine. Perché sì, Guardiani della galassia è primo al botteghino senza rivali, dando forma a quel prevedibile contagio trasversale che sta colpendo gli spettatori italiani come ha già dimostrato di saper fare con quelli statunitensi. Il film è il penultimo lavoro della Fase Due di quel carrozzone che sta sotto il nome di Marvel Cinematic Universe. Dal 2007 Kevin Feige diventa direttore di produzione dei Marvel Studios e forte del potere produttivo, distributivo e creativo del conglomerato mediale in cui è inserito (ABC-Disney) mette in piedi un progetto dalle ambizioni smisurate. La prima fase della costruzione dell'universo Marvel inizia con la produzione di alcuni film dedicati ai singoli supereroi di cui la Disney ha acquisito i diritti e finisce con l'adunata finale, The Avengers, affidata a Joss Whedon (Buffy, Angel, Firefly) uno che di universi narrativi se ne intende eccome. Il film è un successo planetario (quarto risultato di sempre al botteghino) e l'universo Marvel prende finalmente una forma riconoscibile e, legittimato dalla massa crescente di proseliti di ogni tipo, si prepara alla Fase Due. Il progetto acquista una forma estremamente più complessa, crossmediale reticolata e modulare, che accompagna gli spettatori in televisione per tutto l'anno (Agents of S.H.I.E.L.D.) e li stuzzica con piccoli bocconi (Marvel One Shot) che proiettano l'attenzione sui link tra un continente e l'altro della galassia. Acquistano senso tutte le sequenze che la produzione piazza al termine dei titoli di coda così come diventano fondamentali i crossover tra lo spazio narrativo di più personaggi. I guardiani della galassia è un pezzetto di quest'universo, inizialmente non essenziale, ultimo anello di una parte della catena che terminerà nella primavera del 2015 con l'attesissimo Avengers: Age of Ultron.

Sì, ok, ma chi sono questi guardiani? Non certamente i campioni del mondo. Non Iron Man, Thor, Hulk o Capitan America. A prima vista sono quelli rimasti nell'ombra degli Avengers, gli scarti, quelli venuti male. In realtà sono sconosciuti protagonisti di una leggenda intima, nota solo a quelli che padroneggiano pienamente l'universo fumettistico Marvel. Per questa ragione Guardiani della galassia è la sfida impossibile del colosso produttivo, un investimento che sarebbe potuto essere a fondo perduto, ma che si rivela una scommessa vinta non senza clamore. Il film di James Gunn è al contempo il più rischioso e il più riuscito del Marvel Cinematic Universe, un'opera capace di sostituire la leggenda con l'ironia e il dinamismo della scrittura e della messa in scena, sempre pronte a costruire un gioco di rifrazioni tra battute e citazioni. Gunn, che nonostante la sua giovane età, questo mestiere lo conosce a menadito visti i suoi trascorsi (Tromeo and Juliet, Super), fa della scrittura e della caratterizzazione di loser oltremodo bizzarri il grimaldello per penetrare nel cuore degli spettatori e costruire un nuovo mito partendo da personaggi da sempre relegati nelle quinte e ora finalmente al centro della scena. Il più famoso è sicuramente il procione Rocket, nato originariamente da una canzone dei Beatles (Rocky Racoon) e diventato con gli anni un culto per gli amanti della bad-assness. Il più dolce, ma anche quello visivamente più interessante, è Groot, amico virile di Rocket, generatore inesauribile di gag da screwball comedy e portatore sano di valori positivi. Il più sorprendente è sicuramente Drax il Distruttore (interpretato alla perfezione dal wrestler Dave Batista) che inizia come il guardiano meno in luce del gruppo e finisce per diventare la ragione dell'hype di ogni scena grazie alla sequenza di incomprensioni comiche di questo gigante stupido e quindi tenerissimo. Fin dalle prime scene il film si propone come un'esperienza visiva di grande impatto e soprattutto un bilanciatissimo cocktail di generi che spazia con notevole disinvoltura dalla commedia, al dramma, alla fantascienza. Dopo tanto tempo si ha l'opportunità di assistere a un vero sci-fi movie, con tutte le astronavi e le esplosioni del caso, che narra di galassie sconosciute e mondi lontanissimi, realizzato ottimamente con sfondi particolarmente immersivi che rendono utile la visione in 3D pur essendo particolarmente efficaci anche in quella bidimensionale. A mettere la ciliegina sulla torta ci pensano la donna digitale Zoe Saldana e l'intensità espressiva di Michael Rooker due tra i tanti nomi protagonisti di un cast di grandissimo valore.

La ragione più importante del successo e della riuscita de Guardiani della galassia sta nell'aver saputo imparare dai propri padri, nell'aver assimilato alla perfezione la lezione della fantascienza a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, nell'aver preso il cinema di Steven Spielberg e George Lucas come stella polare, usandolo sia come oggetto di rievocazione nostalgica, sia come pattern da riproporre rielaborato su misura per i nostri tempi. È così che gli antieroi nello spazio diventano la declinazione in forma digital comedy del prototipo spielberghiano che vede protagonisti ordinari in circostanze straordinarie, storia di avventura e formazione che tanti bambini (e adulti) ha fatto sognare e commuovere. L'umanoide protagonista, Star-Lord, è la trasposizione di una poetica e di una retorica all'interno dell'universo Marvel: il giovane Peter Quill potrebbe essere tranquillamente il protagonista di E.T. o quello di Incontri ravvicinati del terzo tipo; l'introduzione con lui da bambino, la perdita della figura materna, l'assenza di quella paterna, il rifugio nella fantasia e nell'avventura, sono tutti tratti distintivi che fanno del suo personaggio il testimone del cinema di Steven Spielberg e della sua efficacia. L'altro grande referente è Star Wars, idea-mondo di un cinema complementare a quello del regista di Indiana Jones. Come nell'universo messo in piedi da George Lucas, Guardiani della galassia realizza un modello di fantascienza ludico e interattivo, con personaggi che si piazzano a metà tra il fumetto, il gioco, il giocattolo e il videogioco, pronti a tramutarsi all'occorrenza in ciascuna di queste forme. Si tratta dunque di un'opera intimamente transmediale, capace di giocare su tutti i campi da gioco e appassionare fette enormi di spettatori, dalle nicchie di geek alla massa indifferenziata, grazie alla calamitante narrazione classica e all'usabilità di ogni suo segmento che rende lo spettatore, qui praticamente un utente, fruitore attivo dell'avventura. Noi siamo Groot!