Drammatico

GOSTANZA DA LIBBIANO

NazioneItalia
Anno Produzione2000
Durata90'
Fotografia
  • 44045
Scenografia

TRAMA

Monna Gostanza viene tratta davanti al tribunale dell’Inquisizione a San Miniato al Tedesco nell’anno 1594, accusata dai stregoneria viene interrogata e torturata per confessare pratiche diaboliche.

RECENSIONI

I tormenti spalancano le fauci della paura, Gostanza scalcia strilla e si dimena per affermare il suo essere Nulla. 
Quando perché dove: gli atti dell'interrogatorio dicono tutto di monna Gostanza, da Libbiano, nella diocesi di Lucca, portata innanzi all'Inquisizione per l'ombra calata su di lei, la diceria, il suo "misurare i panni agli ammalati" per guarirli insospettisce i legati della Vera Fede. 
Nuda, alla corda, un manichino esausto urla sibili di diniego contro le infette insinuazioni, gelide nell'odio burocratizzato che le ha fatte sbucare dai meati del buio, la Verità Nascosta si rivela.
Si difende, che altro può fare? La spossatezza, le membra slogate, il nero cupo della cella fanno baluginare, come ogni uguale alba in cui le croci dei sagrati pencolano sfumate nelle infinite gamme dei grigi, una possibilità, non un gesto d'orgoglio ma solo una ribellione nervosa: accettare la colpevolezza, spingere all'estremo la sua fantasia, insinuare un dubbio, schiacciare nella foga la repressione. Una reazione al quadrato: cavalcate in groppa a caproni, orge sataniche nella Città del Demonio sfuggono nelle descrizioni le possibilità delle menti ecclesiastiche, un mondo non dato, creato dalle fobie umane concretizzate, condensatesi nell'immaginario iconografico popolare trapelato dalla cappa cattolica.
Le accuse con l'arrivo di padre Dionigi da Costacciaro prendono una svolta ancora più pericolosa, il libro della memoria tracciato dallo scrivano, fino a quel momento solo registrazione di una visione del mondo medievale ora è documento della eterna giustizia ecclesiastica. Incontrate tali difficoltà nel confrontarsi con la donna, incapace di spezzarsi ed ondivaga negli atteggiamenti l'ultimo arrivato, più alto in grado, impone la propria personalità, sarà tra gli accusatori alcuni anni dopo di Giordano Bruno, rivolgendo la propria inesorabilità giuridica non solo su Gostanza ma pure, indirettamente, sui due altri giudici, deboli, provinciali ed in fondo restii.
Gostanza era sbucata nel quadro iniziale percorrendo una lunga, piana curva di una strada, comparsa dal nulla, in un'alba-tramonto che la riporterà a casa: una sezione del tempo e dello spazio che aveva dovuto attraversare in catene; piomba in un universo che non le appartiene, non capirà mai cosa le è accaduto, sarà solo una sezione d'incubo della sua vita, di magico non c'era nelle sue arti altro che la vicinanza alla natura, molta superstizione ed ignoranza di cui non aveva colpa. 
Benvenuti chiude con "Gostanza da Libbiano" la trilogia di storie sacre composta da "Il bacio di Giuda" e "Confortorio", la povertà di mezzi viene sopperita con un'attenzione unica nel cinema italiano per la mise en abyme, i riferimenti a Dreyer, "Dies irae", certo sono pregnanti ma è impossibile non pensare al Welles del meraviglioso "Othello": la posizione della m.d.p. è sempre significante, ogni movimento scava nuovi solchi negli stupendi toni della fotografia b/n di Aldo Di Marcantonio. La ricerca dell'attendibilità storica non va mai a scapito della godibilità della vicenda, anche per merito di Lucia Poli, la sovrapposizione dei percorsi di senso (l'intolleranza, l'attendibilità della fonte, etc etc) evita con cura ogni intellettualismo: un'opera che di artigianale non ha nulla, mostra tutto l'amore di Benvenuti per le sue opere.