Azione, Fantascienza, Recensione, Sci-Fi

GODZILLA VS. KONG

Titolo OriginaleGodzilla vs. Kong
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2020
Durata113'
Fotografia
Costumi
Musiche

TRAMA

Cinque anni dopo aver sconfitto King Ghidorah, Godzilla sembra essere impazzito: attacca in vari punti del mondo le sedi della Apex Cybernetics. Per fermarlo, il boss della Apex convince uno scienziato (Alexander Skarsgård) a guidare una spedizione nelle più remote profondità del sottosuolo, insieme a King Kong. Godzilla però continua i suoi attacchi e lo scontro con il giga-gorilla sembra inevitabile…

RECENSIONI

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Quando l'escapismo si fa titanico

C'è qualcosa di indissolubilmente romantico in due mostri alti 30 metri che se le suonano, tra le rovine di una metropoli in fiamme. Un fascino ancestrale che ci riporta indietro, a quando eravamo ragazzini e scarabocchiavamo ai margini dei libri di scuola, durante l'ora di matematica. In quelle fantasie, lo schema narrativo era semplice: c'era un buono, c'era un cattivo, e c'era una lotta all'ultimo sangue per decretare il vincitore. Ma stiamo parlando di ghiribizzi puerili, partoriti da menti acerbe e ancora ingenue, che poco hanno da spartire con le elaborate trame cinematografiche che mamma Hollywood ci propone... giusto?
Godzilla vs. Kong è la prova che, dentro ad ogni sceneggiatore, pulsa il cuore di un ragazzino di 12 anni, avido di storie semplici e di (ultra)violenza immotivata. Dopo il vivace Kong: Skull Island (2017) e l'avvilente Godzilla II - King of the Monsters (2019), era giunto il momento di far incontrare il gorilla e il lucertolone.

Who ya gonna call? Blockbuster!

Adam Wingard, alla regia, mette subito in chiaro il suo intento: regalare all'umanità uno sci-fi/action da cardiopalmo, senza tanti fronzoli. Vade retro sentimentalismi spiccioli e sottotrame accessorie, questo è un film di mostri che le danno e le buscano, niente di più. I pronostici lo danno sfavorevole: la formula "vs." non ha mai goduto di buona nomea; titoli come Alien vs. Predator, Freddy vs. Jason e Batman v Superman, ci hanno dimostrato che non basta miscelare insieme due franchise vincenti, per ottenere un buon cocktail filmico. Ma a risollevare le sorti del crossover, ci pensa la sceneggiatura. In una writers' room più affollata di una metropolitana all'ora di punta, Eric Pearson e Matt Borenstein se ne escono con script grezzo ma funzionale, in cui la trama viene adombrata - se non del tutto annientata - dalla spettacolarità della CGI. Ben Seresin alla fotografia, riesce a far esplodere palazzi e città con una dignità da teatro shakespeariano.
Poco da dire sul cast: Millie Bobby Brown e Alexander Skarsgård riprendono i ruoli dei prequel, e hanno il compito di capitanare i due schieramenti, team Godzilla e team Kong. Le caratterizzazioni sono solide e coerenti, ma le battute sono troppo poche e le punch lines davvero troppe per parlare di "evoluzione" del personaggio.

Anche i kaiju piangono

Tra un raggio atomico e l'altro, c'è tempo anche per qualche riflessione che gratta la superficie. Dopo decenni in cui le due creature sono state ridotte a mera funzione scenica, in questo capitolo riemerge la fragilità emotiva che li aveva trasformati in icone culturali. I topoi del "ritorno a casa" per Kong e dell'incomunicabilità per Godzilla, innescano l'empatia del pubblico, pur senza spezzare il ritmo diegetico, sottolineando al contempo la meschinità e l’avidità del genere umano. Insomma, in un blockbuster fatto di mostri giganti dai ruggiti nucleari e le zanne lunghe come camion, siamo ancora noi i super-villain.
Dulcis in fundo, il terzo atto è un irresistibile tripudio di violenza e distruzione pirotecnica. Hong Kong diviene il ring di una kaiju madness che farebbe svenire anche l'ingegnere civile più temprato, ma che fa brillare gli occhi ai fan. Mettiamola così: se esistesse un gioco alcolico che vi costringe a bere ogni volta che crolla un palazzo, finireste in coma etilico entro 3 minuti.
Godzilla vs. Kong è un monster movie dalle flebili premesse, ma dai discreti risultati. Se si vuole godere appieno del suo fascino, occorre ridurre le capacità sinaptiche al minimo e non farsi troppe domande. Spegnete il cervello, spalancate gli occhi e scegliete il vostro beniamino: rettile o primate? Colossale.