Commedia

GLI INFEDELI

TRAMA

Film a episodi sull’infedeltà maschile.

RECENSIONI

Strutturato a episodi, più un prologo e un epilogo che fanno da cornice, il film si promette di scandagliare ogni anfratto del tradimento, mettere in scena le imprese evasive di Jean Dujardin e Gilles Lellouche che si rincorrono, episodio dopo episodio, in ruoli sempre differenti, alternandosi di volta in volta come spalla l'uno dell'altro. Perno centrale del film non tanto il tradimento quanto la coppia attoriale che si adopera per compiacere lo spettatore lavorando con travestimenti improbabili e stereotipi esausti che si prostrano alla finalità narrativa, senza esasperazioni o slanci energici.Il prologo, fra tutte le parti che compongono il film, dovrebbe individuare, nel modo più diretto e immediato possibile, la vitalità delle scappatelle di due amici tra alcol e vita notturna, lontano dallo sguardo vigile (?) delle mogli. Risulta invece un confessionale logorroico sulle insicurezze e incapacità tutte maschili di rivalsa su un mondo femminile che dovrebbe ingabbiare e soffocare e che invece, escludendo la breve parentesi di lite con la moglie di uno dei due, è praticamente assente o ininfluente.
Uno sfogo del narcisismo più spicciolo di due personaggi attenti più alla compassione del proprio stato che alle performance erotiche ricavate dalla serata.
Gli episodi successivi amplificano questo senso di vuoto in maniera sempre più sbilanciata e sfilacciata, basandosi sullo stereotipo, ormai sbiadito anch'esso, come unico collante di piccoli quadri che diventano parentesi di un film che fa della vacuità il suo apice. Inevitabile pensare al tradimento come a una forma di disagio e di fuga apparente da uno status quo che è quello della famiglia tipicamente borghese. In ogni episodio è costantemente presente il nucleo familiare formato da moglie+marito+figli+interni domestici arredati in maniera impeccabile. Ma tutto questo è e rimane solo un blando ripiego narrativo.
Le donne non ci sono, né come mogli (escludendo in parte l'episodio “La domanda”), né come amanti, né, in definitiva, come nemico da evitare e da cui fuggire. Sono solamente pretesti narrativi involuti e abbozzati che appaiono e scompaiono lasciando all'uomo la scena che però non riesce a gestire, manifestando un'incapacità, tanto infantile che muove quasi alla tenerezza, nel gestire il proprio senso di colpa.
Poi via via scorrendo gli episodi ritroviamo il mancato tradimento, la femme fatale – Lolita mietitrice di uomini, la terapia di gruppo per uomini dipendenti dal sesso, lo scontro tra marito e moglie sui passati tradimenti mai confessati e via dicendo in una carrellata di clichè sempre più deteriorati.
L'epilogo chiude le premesse iniziali rispondendo con l'ennesima sterzata in direzione della banalità. Un film frammentato, pigro e confuso, un film per chi ama il bricolage.