Avventura, Commedia d'animazione, Fantasy

GLI INCREDIBILI 2

Titolo OriginaleThe Incredibles 2
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2018
Durata118'
Sceneggiatura
Scenografia

TRAMA

I supereroi sono ancora fuori legge, e il programma di protezione dei Super viene cancellato dopo l’ultima debacle della famiglia Parr contro il Minatore. Fortunatamente il magnate Winston Deavor, insieme alla geniale sorella Evelyn, vuole riabilitare il loro nome e sceglie Elastigirl, al secolo Helen Parr, come testimonial dell’operazione.

RECENSIONI

Il film inizia esattamente dall'apertissimo finale del primo episodio, a segnalare già al tempo l'enorme potenziale del nascente franchise: i Parr sono chiamati a difendere la città da una nuova minaccia, il Minatore, che vuole svaligiare la
banca di Metroville con un' enorme trivella. Nulla è cambiato, eppure tutto è diverso, a cominciare dal look, più curato e dettagliato, più morbido grazie a un lighting imparagonabile a quello di ben quattordici anni fa. E infatti più che un sequel, Gli Incredibili 2 si qualifica immediatamente come un capitolo secondo, dove il regista Brad Bird ha modo di continuare la sua riflessione sul superomismo che, sempre quattordici anni fa, gli valse il suo primo Oscar. Eppure nel mezzo ne sono successe di cose: Hollywood è travolta dal fenomeno Marvel e i supereroi scavalcano i confini di genere dando vita a innesti sempre più variegati e di successo, con grande soddisfazione di mamma Disney, che acquista la Marvel e allarga la sua famiglia. Con Gli Incredibili (2004) Bird ci aveva visto lungo e, ispirandosi al Watchmen di Alan Moore, si interrogava su quali fossero il ruolo e la responsabilità di persone fuori dall'ordinario in seno a una società che non li riconosce (più) - pur avendone (forse) bisogno - e di una giustizia che li vuole illegali, legittimando, se non addirittura, incentivando, la paura che quella stessa società ha nei loro confronti. Il tutto veniva alleggerito e coniugato secondo i dettami della commedia all'americana: i Parr sono una normale famiglia di supereroi, come sentenziava il sottotitolo italiano, e come tale alle prese con i normali problemi di tutti i giorni. Tutto questo viene riproposto quasi meccanicamente nel sequel, che sovverte la classica regola che vuole i personaggi impegnati semplicemente in una nuova avventura, in un contesto inedito, con divertenti new-entries. Ma non si tratta affatto di indolenza o di mancanza di idee: Bird vuole riprendere le fila del suo discorso, ripartire da dove aveva finito, ribadendo il già detto per andare oltre, in una sorta di città futuristica retrò dai gadgets e dai veicoli sempre più incredibili, fedeli ancora all'estetica modernista anni sessanta del primo film, che Bird, da grande fan, riproponeva in Tomorrowland (2015) a sua volta omaggio alla omonima, storica attrazione di Disneyland. Il dualismo tra tecnologia e superomismo non è una semplice coincidenza: il nuovo villain, l'Ipnotizza-schermi (Screen-Slaver in lingua originale), capace di soggiogare la volontà delle sue vittime attraverso schermi televisivi, si presta a una forte critica verso i nuovi media - ancora Tomorrowland - e la tecnologia tout court della quale siamo schiavi e alla quale demandiamo ogni mansione. E cosa sono i supereroi se non delegati deresponsabilizzanti che si accollano le sorti del nostro mondo mentre il resto della popolazione assiste impotente e incapace? Queste sono le motivazioni che animano il cattivo dietro la maschera/schermo, svelato in un finto plot twist, e che affondano le loro radici in un trauma familiare, come in ogni cine-comic che si rispetti.
Bird torna poi a giocare, stavolta in modo spiazzante, con i generi: oggi, in piena era #metoo, il supereroe protagonista è donna (eppure il film è stato concepito anni prima che il movimento esplodesse) e i ruoli si invertono. Helen Parr è chiamata in solitaria a riscattare il nome dei Super agli occhi di un pubblico disilluso, e lo fa con microtelecamere nascoste che documentano ogni istante della sua missione, mentre il marito Bob è a casa a badare ai figli in quello che una sempre straordinaria Edna Mode – qui in veste di baby-sitter improvvisata e compiaciuta - definisce come il mestiere più eroico di tutti, quello del genitore. Spicca un'altra gran bella figura femminile, Evelyn Deavor, che col suo fare elegantemente goffo e disordinato, aiuta Elastigirl nella sua missione e tra le due brilla un'intesa tutta al femminile.

In mezzo a queste due grosse storyline si piazza il piccolo Jack Jack, idolo dei fan, protagonista, tra l'altro, di una lunga, surrealmente divertente sequenza che lo vede lottare contro un procione (?!?) in cui gli animatori Pixar danno il meglio di sé, calcando la mano (anzi il mouse) su uno stile più cartoon ed esagerato. Per forza di cose, regia mozzafiato e virtuosi combattimenti (anche piuttosto brutali dato il target), non bastano a ricreare l'effetto sorpresa del primo film, ma tale mancanza viene ampiamente compensata da una scrittura sapiente e intelligente capace di mostrarsi (ancora una volta) incredibilmente al passo coi tempi.
Piccola nota in calce: il riuscito doppiaggio italiano vede la sostituzione di Adalberto Maria Merli e Laura Morante (i coniugi Parr) con gli altrettanto bravi, seppure un po' più “ordinari” perché molto abusati, Fabrizio Pucci e Giò Giò Rapattoni, probabilmente a causa di problemi di budget. Amanda Lear (Edna Mode) si conferma scelta azzeccatissima, mentre Ambra Angiolini sorprende.