Azione, Drammatico, Sci-Fi

GEMINI MAN

Titolo OriginaleGemini Man
NazioneU.S.A., Cina
Anno Produzione2019
Durata117'
Fotografia
Montaggio
Scenografia
Musiche

TRAMA

Henry Brogan, un assassino d’élite, viene preso di mira e perseguitato da un misterioso giovane agente che sembra poter predire ogni sua mossa.

RECENSIONI

Che oggetto strano Gemini Man, fin dalle sue peripezie produttive. Ci sono voluti ben 20 anni perché il progetto riuscisse definitivamente a prendere forma. Dal lontano 1997 ad oggi, dal compianto Tony Scott dietro la macchina da presa all’inafferrabile Ang Lee, un autore davvero atipico per le traiettorie della sua filmografia.
E il regista taiwanese non si smentisce, prende una sceneggiatura d’azione  figlia di quegli anni, scarna e prevedibile, e la usa come pretesto per sperimentare.
Ang Lee torna infatti ai 120 fps che, insieme all’utilizzo del 3D, non si limitano al classico effetto fluido e accelerato d’iperrealtà, ma desiderano riflettere sulla funzione umana del protagonista scisso tra un corpo fisico e una sua trasfigurazione digitale più giovane.
Al di là delle scene action, delle tematiche affrontate, dei facili dilemmi etico-morali, Gemini Man trova un motivo d’interesse nel come relaziona lo spettatore con la doppia interfaccia di Will Smith sullo schermo.
Perché seppur “reale”, l’Henry Brogan originale sembra dissociato dall’ambientazione. Il susseguirsi di primi piani sul suo volto, che emerge e si stacca dal contesto grazie al supporto del 3D, creano un effetto straniante, la percezione che il protagonista si trovi nel mezzo di una crisi identitaria. E se è ovvio in termini narrativi per via del suo doppio più giovane che lo vuole uccidere, lo è meno per il ruolo di questo cinema che, pur essendo ancora acerbo e pieno di macroscopici limiti, si interroga sulle evoluzioni tecnologiche del ruolo dell’attore e del suo legame con lo spettatore.
Indipendentemente dal fatto che Gemini Man sia un film brutto, rimane la sensazione che il regista con questo gioco da 138 milioni di dollari si sia posto degli interrogativi, abbia voluto realizzare un work in progress che guarda verso un orizzonte dove i fantasmi del passato (e della giovinezza) cinematografica potranno riapparire con maggiore verosomiglianza; non dimenticando però l’importanza della matrice reale come cuore di una visione umanista del mondo e dell’arte. Anche se sei il più bravo killer del mondo.