Commedia

FUNERAL PARTY

Titolo OriginaleDeath at a Funeral
NazioneGermania/U.S.A./Gran Bretagna
Anno Produzione2007
Genere
Durata90'
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Un’intera famiglia inglese si ritrova al funerale del patriarca. Tra i presenti c’è un uomo che vuole rivelare un segreto del defunto.

RECENSIONI

Si è parlato, a proposito di questo Funeral party, de Il caro estinto: il film, tratto dall’omonimo romanzo di Waugh, rimane, ancora oggi, imprescindibile punto di riferimento per tutto quello che concerne il divertimento sul dato mortuario e cimiteriale (e non solo). Sono paralleli obbligati, frutto dell’automatismo “giornalese” ma che alla luce dei dati reali in gioco si mostrano del tutto inopportuni. Laddove quello di Richardson era un film acuto e cattivo, intriso di vero black humour e di un senso della satira che si dispiegava a tutto tondo, qui ci si trova di fronte a un commediaccia scomposta e sciatta, che con il precedente, per quanto evocato, non ha nulla a che vedere.
Chiusa parentesi dunque, veniamo al triste evento: uno scritto grossolano (altro che tocco british…) che gioca su un unico debolissimo elemento (una boccetta contenente pasticche di allucinogeni che riporta la scritta Valium; confusione anticipata dall’iniziale scambio di bare: che ridere, eh) e che lo reitera ad nauseam, ingenerando una serie di avvenimenti che di comico hanno nulla, a parte la pretesa di essere tali. Una collezione di figurette giocate su stereotipi talmente “già visti” da apparire quasi coscienti di sé, una concatenazione di avvenimenti nell’unità di tempo (il funerale, per l’appunto) telefonata e noiosa in ogni singolo sviluppo (si fa per dire). Quando si arriva a toccare con mano la merda (parlo di ciò che avviene nel film, sia chiaro) i cinepanettoni potrebbero apparirvi quanto meno dei film onesti. Se a questo si aggiunge un sottotesto moraleggiante, di quelli subdoli e innocentini, c’è davvero di che rigettare nella fossa più profonda questa banale pochade di Oz (già autore del mediocre In & Out: un’altra tirata buonista /fintamente rassicurante; e per niente divertente) che fa ridere (molto) solo il pubblico che ha deciso di ridere, costi quel costi. Allegria.

Frank Oz non aveva dimostrato grande forma artistica nei precedenti film: La donna perfetta, The score, grandi nomi e scarsi risultati dai tempi del più riuscito ma non eccelso In & out.
Con un piccolo cast all british di attori poco noti, capitanati da quel Matthew MacFadyen che fu il più recente signor Darcy in Orgoglio e pregiudizio, Oz punta tutto sull’humor nero. Ambientazione ideale un funerale, non nuovo a simili risvolti.
Death at a funeral è insieme classica commedia degli equivoci d’ambientazione “nera” e riunione familiare che si trasforma in momento della verità nel quale esplodono tutte le tensioni, i contrasti e le rivendicazioni, i nodi mai sciolti ed i segreti non svelati. Simili a tormentoni, gli elementi che originano il caos assoluto in crescendo del film sono una boccetta di pasticche allucinogene scambiate per innocuo valium e distribuite generosamente ai vari personaggi scatenando comportamenti poco ortodossi, un nano che ricatta i figli minacciando di rivelare l’omosessualità del padre defunto, un vecchietto paraplegico e terribile. Su questo scompiglio si innestano invidie e risentimenti tra fratelli, aspirazioni frustrate, irresponsabilità cronica e paure mai affrontate, difficili rapporti nuora-suocera e genero-futuro suocero.
Dopo un inizio lento le gag si susseguono rapide, dominate dallo stato alterato dell’ingenuo avvocato sotto allucinogeni, la calma cattiveria del nano e la goffa crudeltà della sua “morte”, le strapazzate del bisbetico vecchietto ai danni di un ansioso ipocondriaco. L’effetto comico si innesta ad orologeria e non abbandona più.
Il lieto fine risolve quasi tutto ed indulge al buonismo, ma ormai i giochi sono fatti. Morale: in una famiglia l’affetto compensa i difetti dei singoli elementi e l’accettazione dell’altro è doverosa.