Azione, Commedia, Criminale, Noir

FREE FIRE

Titolo OriginaleFree fire
NazioneGran Bretagna
Anno Produzione2016
Durata91'
Fotografia
Scenografia
Costumi

TRAMA

Boston, anni ’70. Frank e Chris sono membri dell’IRA in cerca di mitragliatori M-16. Devono incontrare dei contrabbandieri, guidati dal sudafricano Vernon, per valutare lo stock in loro possesso. A causa di una coincidenza e dei caratteri bollenti, il meeting degenera in una lotta all’ultimo sangue tra gang rivali.

RECENSIONI

"Bellum omnium contra omnes", così Thomas Hobbes descriveva lo stato di natura degli uomini: un disincantato scenario socio-politico da cui nessuno esce vincitore.
Quello che il filosofo inglese ancora non sapeva, era di aver riassunto profeticamente i 90 minuti di Free Fire 400 anni prima della sua uscita. Sesta fatica dietro la macchina da presa del regista inglese Ben Wheatley, che dopo l'acclamato A Field in England (2013), ed il più tiepido High Rise (2015), prova di nuovo a ritagliarsi un angolino in un cinema inglese, in cui lo spazio disponibile è quasi esaurito. In un impeto di furore ed entusiasmo (ah la gioventù!), il regista scrive e dirige un pastiche action-comedy, tra l'archetipico ed il citazionistico: violenza, turpiloqui e (tante) chiacchiere, sono i pilastri su cui si erge una pellicola che ammicca a destra e a manca. Screen play scarno, che si innesca da un goffo misunderstanding tra due gang rivali, nello sfondo della Boston fine anni '70: durante uno scambio di armi e munizioni, una diatriba verbale tra due membri delle fazioni, degenera in uno serrato tutti contro tutti. Un rigido plot aristotelico: azione singola ambientata in un hangar claustrofobico, raccontata in tempo reale; il tutto condito con punch-lines becere, personaggi bidimensionali (nonostante il talento 3D di molti attori), contaminazioni splatter a la Rodriguez e cinico black humor da discount, per risate a denti stretti(ssimi). L'esuberanza ed il dinamismo hard boiled dell'incipit decade presto a sterile parata nosense di pallottole, sangue e risposte taglienti. L'ingranaggio filmico viene oliato da convulsi stacchi di montaggio e stimolanti panoramiche; ma la mancanza di equilibrio e misura dell'apparato estetico finisce con l'appesantire l'occhio dello spettatore, schiaffeggiato da una raffica visiva troppo caotica e dispersiva.
Immune da ogni colpa il cast, composto da stelle più e meno brillanti del panorama britannico: il talento di Sharlto Copley, Armie Hammer e Cillian Murphy viene soffocato da caratterizzazioni inflazionate e stereotipiche, che sanno di già visto. Una mise en abyme verosimile in cui i personaggi assumono i tratti di fantocci videoludici, dalla consistenza plastica: quando gli antieroi bulletproof anni '80 incontrano gli sbullonati. Duri a morire. Nemmeno il fascino di Brie Larson, ammaliante portavoce femminile della pellicola, nei panni di una femme fatale poco convenzionale, riesce a smorzare lo status di macchietta del suo alterego scenico.

Wheatley si conferma un Guy Ritchie wannabe, che attinge da più fonti per assemblare un prodotto allusivo all'altezza dell'entourage di riferimento. Missione (in gran parte) fallita, per due motivi: seppur la riproposizione di paradigmi riconducibili ai più disparati generi cinematografici non sia deprecabile di per sè, la mancanza di un elemento-collante che possa contestualizzare questa fiera del postmoderno sì. In secundis, l'estetismo pindarico è un'arma a doppio taglio: privilegiare la forma sul contenuto è un approccio stilistico encomiabile se ben riuscito, letale nel caso contrario.
Free fire manca di direzionalità, scadendo in ambiguo collage dalla difficile collocazione: miscelare presupposti thriller con sfumature pulp, tenendo alta tensione, azione ed attenzione dello spettatore, è un ta(ra)ntino difficile.
Il regista, nell'arduo intento di trovare il suo sentiero nel labirintico universo cinematografico contemporaneo, procede a piccoli passi. Bendato. Con le mani tese in avanti. E non basta nemmeno il nome di Scorsese tra gli executive producers per alzare gli incassi al box office. La buona volontà non si discute; i risultati, quelli sì. Soffocante.