FRANKENWEENIE (corto)

Titolo OriginaleFrankenweenie
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1984
Durata25'

TRAMA

Il piccolo Victor perde in un incidente l’adorato cane Sparky. Prova a farlo rivivere con l’elettricità.

RECENSIONI

Secondo cortometraggio in bianco e nero (ma il primo era a passo uno) di Tim Burton, che già contiene tutto il suo cinema a venire, sia in senso tematico che come serbatoio di idee che sfrutterà. Quando Victor disegna il suo cane, lo schizzo è identico al protagonista della serie animata che produrrà per la Tv, “Family dog”; quando raffigura il cimitero o il mini-golf, ci proietta in un mondo fantastico-dark, finto ma a grandezza d’uomo, che richiama Nightmare Before Christmas o le piccole case colorate di Edward Mani di Forbice (che, in pratica, gonfia questo cortometraggio: lo stesso vicinato feroce, stesse direttrici di racconto e personaggi); nel prologo c’è un richiamo al cinema di Ed Wood, con il filmino fanta-horror che gira il bambino (firmandosi Victor Frankenstein), realizzato con mezzi poverissimi ma ingegnosi; ricorrenti anche le citazioni del cinema di mostri giapponese, che riprenderà nel suo film d’esordio Pee Wee's Big Adventure. Ricalcando la trama di Frankenstein, poi, Burton ha l’occasione migliore per parlarci del suo tema preferito, la diversità che crea paura e rigetto, la mostruosità fisica come maschera che nasconde grandi cuori e sentimenti, quando i “normali” sono i veri soggetti ripugnanti (d’obbligo le citazioni dal film di James Whale: le scariche elettriche, la cagnolina nel finale che è La Moglie di Frankenstein). Un horror comico venato di malinconia, colmo d’invenzioni visive e con un gusto per il tratteggio grottesco dei personaggi minori che lo accompagnerà sempre.