Drammatico

FOUR LIONS

Titolo OriginaleFour Lions
NazioneGran Bretagna
Anno Produzione2010
Genere
  • 66434
Durata94'
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Vicissitudini di un gruppo di jihadisti inglesi che tentano di mettere a segno l’attentato perfetto.

RECENSIONI

L'intero film è incentrato sulle peripezie del tutto demenziali del gruppo di quattro jihadisti britannici (inizialmente cinque) che tentano disperatamente di mettere a punto l'attentato perfetto. Di perfetto non c'è proprio niente. Di disperato molto.
Se fino a metà film seguiamo, forse divertiti (?), le goffaggini del piccolo gruppo di idioti, rincorrendo il fallimento alla fine di ogni gag, la conclusione si offre come netto ribaltamento di ogni aspettativa, l'inversione di marcia che palesa l'annientamento di ogni prospettiva comica che il film cercava, zoppicando, di esaltare. L'impostazione quasi documentaria che il regista dà alle vicissitudini del gruppo stride fastidiosamente con il contenuto parodistico interno alle vicende narrate. E' proprio questo il punto: ci si affida totalmente alla capacità dello spettatore di sdrammatizzare e di espiare un argomento scomodo come il terrorismo, lasciando trapelare vistosamente l'inadeguatezza del registro stilistico che si è deciso di utilizzare per questo scopo.
L'intento manipolatorio circa i contenuti, i personaggi e le situazioni descritte è imponente anche se, con non poca disonestà intellettuale, Christopher Morris tenta di farlo passare per minimo, adottando appunto un registro stilistico che già di per sé conferirebbe al racconto uno statuto di verosimiglianza sicuramente maggiore rispetto alla commedia.
Di per sè la commedia declinata in parodia tende a mettere in funzione l'imprescindibile compromesso tra quanto viene mostrato e colui che si trova nella condizione di doverlo osservare: Four Lions, al contrario, svilisce ogni sforzo di comprensione e di condivisione del tono divertito e leggero con il quale il film si vorrebbe presentare, senza riuscire a creare una valida alternativa a sostegno del proprio fallimento. Viene richiesta complicità per ridere, ma a quale prezzo?
Le battute stesse, sulle quali si regge tre quarti del film, vengono congelate e bloccate in un clima teso, mai rilassato e compiacente, smascherando il pericoloso vuoto che questo progetto cinematografico nasconde. La scomoda sensazione di insofferenza verso le gesta apparentemente surreali dei quattro personaggi si trasforma in inquietudine vera e propria quando questi iniziano, uno dopo l'altro, ad auto-annientarsi, a scontrarsi con la morte e quindi con il limite massimo. E' la dimensione del possibile, di ciò che è plausibile, ovvero tutto quello che si innesta nella realtà e nella cronaca che disorienta, annichilisce e porta inevitabilmente al rigetto e al rifiuto incondizionato dell'intero progetto filmico.
Four Lions implode fragorosamente in se stesso non appena, da un'atmosfera artificiosamente surreale, passa drasticamente ad uno stato di possibile realtà, in cui il gioco delle colpe e delle parti non è poi così risibile, né tanto meno secondario o marginale.
E' questo che disorienta e immobilizza. Nessuno, alla fine, ha troppa voglia di riderci su.