Drammatico

FISH TANK

Titolo OriginaleFish Tank
NazioneGran Bretagna/ Olanda
Anno Produzione2009
Durata123'
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Mia ha quindici anni e vive un’adolescenza solitaria e ribelle nell’Inghilterra proletaria di oggi.

RECENSIONI


Premio della giuria a Cannes 2009 (che bissa quello ottenuto dalla regista con Red road), Fish tank è un solido dramma sociale che, come il precedente, fotografa con  precisione un contesto ben definito (l’Essex, una sorta di indefinito prolungamento della Londra della working class).
L’impostazione naturalistica, in odore di Loach (Joanna, la madre della protagonista, è interpretata da Kierston Wareing, vista in It’s a free world…), è evidente dalle scelte di messa in scena: macchina a mano, largo spazio al gergo (per chi lo vedrà in originale), equilibrato rapporto tra forma e sostanza, disagio dipinto con pennellata intensa. A questo canone si aggiunga, però, un approccio alla materia più attento all’elemento psicologico e intimo che a quello puro e semplice della dinamica ambientale.
Adolescenza difficile quella di Mia, carattere scontroso e pugnace, che vive una situazione promiscua che inquina gli umori, li esaspera, li conduce spesso alla rabbia e allo scatto violento; un difficile rapporto con una madre che mal la sopporta e che conduce una vita fatta di alcool e uomini che vagano per casa, mentre la sorellina, che subisce tutte le tensioni e le difficoltà familiari, si sta avviando verso la stessa strada antisociale della maggiore.
L’incontro con l’ultimo uomo della madre, più sensibile e comprensivo, determina un affidamento della ragazza che incoraggiata dalla sua disponibilità all’ascolto, gli rivela il suo sogno di ballare, una passione che coltiva in solitudine. La confidenza tra Mia e Connor, tra alti e bassi, si concretizza in una sorta di gelosia nei confronti di Joanna (che la ragazza spia durante l’amplesso) e in un gioco seduttivo in cui la danza è sì la passione che la anima, ma anche un mezzo di valenza erotica usato coscientemente. La schermaglia tra i due diventa presto fiducia e inevitabile rapporto sessuale, che si consuma in una situazione che ne raddoppia il carico psicologico (in casa, con la madre che dorme in un’altra stanza). L’infatuazione porta Mia a recarsi da Connor una volta che questi abbandona Joanna, per scoprire, come avviene alla protagonista di An education, che costui è in realtà un uomo sposato e con una figlia.


Nella forte tensione narrativa che si determina nell’ultima parte, che sembra condurre a conseguenze fatali (il rapimento della bimba da parte di Mia, l’umore incontrollato della ragazza che sembra sempre sul punto di sfogarsi sulla piccola, la tragedia evitata per un soffio), emerge chiara anche la valenza politica della pellicola: l’incontro con Connor è l’incrocio tra due mondi,  l’attrazione di Mia per l’uomo è anche quella per un ambiente protetto e una cultura lontani dalla volgarità e dall’instabilità di quello proletario che la ospitano (in questo senso suona come una vendetta profanatoria quell’urinare al centro del salotto della casa dell’uomo). La villetta a schiera, il tranquillo quartiere in cui l’uomo abita sono gli status di una classe che riesce sempre a cadere in piedi anche quando decide di sporcarsi le mani, e che, anche creando aspettative e investimenti relazionali, può sempre decidere di fare bruscamente marcia indietro, laddove le speranze di riscatto per Mia sono destinate fatalmente a dissiparsi (anche l’audizione come ballerina si rivelerà solo il provino per un lavoro in un localaccio notturno), unica soluzione rimanendo l’abbandono dell’infernale ambiente in compagnia di Billy, un ragazzo che la ama sinceramente.
Nonostante tali valenze, la Arnold riesce a mantenere il distacco necessario ad evitare facili manicheismi, risulta molto accorta nel disegno dei caratteri - che non conosce semplificazioni e rende ogni sfumatura -, fa parlare molto la macchina da presa (il pedinamento della protagonista è pressoché continuo; gli splendidi, morbidi ralenti, che dicono del suo innamoramento per il padre-amante Connor, sono di grazia ineffabile), riesce a rendere il mondo interiore della ragazza attraverso una serie di elementi non convenzionali (l’attaccamento alla cavalla incatenata di Billy la cui morte la porterà a un pianto liberatorio) e, grazie all’apporto di tutti gli attori (molti al loro debutto sul grande schermo), ritrae le dinamiche di questo acquario (fish tank) con piglio convincente e senza alcuna retorica.