Classifica dell'anno

FILM DELL’ANNO 2018/2019 – LUCA PACILIO

 

 

Luca, continua a guardare:

 

Film che volevi mettere al numero uno l’anno scorso e non l’hai fatto perché pensavi uscissero in questa stagione e invece no  
Under the Silver Lake – David Robert Mitchell
[sfoglia tutti]

 

Film che pompano giga ego
La casa di Jack – Lars von Trier
[sfoglia tutti]

 

Perché hai guardato e tutto il cinema ombelicale che ne è scaturito
Dolor y gloria – Pedro Almodóvar
[sfoglia tutti]

 

Film basati su storie vere e diretti da registi con le palle
First Man – Damien Chazelle
[sfoglia tutti]

 

Film premiati con L’Oscar che scatenano polemiche oziose
Green Book – Peter Farrelly
[sfoglia tutti]

Film che sanno restituire la tensione sessuale tra i personaggi e mettono costantemente in gioco lo sguardo dello spettatore
Un rubio – Marco Berger
[sfoglia tutti]

 

Film importanti che escono in piena estate e mettono in difficoltà le redazioni
Midsommar – Ari Aster
[sfoglia tutti]

 


Film straordinari, ma massacrati, al peggio ignorati
The Mountain – Rick Alverson
[sfoglia tutti]

 


Film di registi odiati perché peccano due volte (sono giovani, sono bravi)

La mia vita con John F. Donovan – Xavier Dolan
[sfoglia tutti]

 

Film che definiamo proustiani per semplificare
Ricordi? – Valerio Mieli
[sfoglia tutti]

 

Film autolesionisti da vedere tutti di un fiato
Achille Tarallo – Antonio Capuano
[sfoglia tutti]

 

Film di melanconia pop, con messa in scena da sturbo e idee a quintali
Summer – Kirill Serebrennikov
[sfoglia tutti]

 

Film che madonna quando escono li voglio rivedere
Tyrel di Sebastián Silva
[sfoglia tutti]

 

Perché hai visto Climax e non ti è bastato
Lux Æterna – Gaspar Noé
[sfoglia tutti]

 

Film che ti consentono di partecipare a discussioni salottiere
Il gioco delle coppie – Olivier Assayas
[sfoglia tutti]

 


FAVORITISMI


Film sul podio:
La casa di Jack, Under the Silver Lake, The Mountain

Regista: Lars von Trier

Attore: Matt Dillon (La casa di Jack)

Attrice: Natalie Portman (La mia vita con John F. Donovan)

Attore non protagonista: Richard E. Grant (Copia originale), Luigi Lo Cascio (Il traditore)

Attrice non protagonista: Claire Foy (First Man)

Sceneggiatura: David Robert Mitchell (Under the Silver Lake)

Direzione della fotografia: Pawel Pogorzelski (Midsommar)

Musica: Justin Hurwitz (First Man)

Egli danza: Gaspar Noé

Addio con applausi: Bruno Ganz

Belpaese: Capri Revolution (Mario Martone), Isabelle (Mirko Locatelli), La paranza dei bambini (Claudio Giovannesi), Il primo re (Matteo Rovere),  Selfie (Agostino Ferrente), Pierino (Luca Ferri)

Persino un’animazione: Dilili a Parigi (Michel Ocelot)

Mi irrita troppo, quindi lo amo: I Was at Home, but (Angela Schanelec)

Out(siders): First Night Nerves (Stanley Kwan), Pretenders (James Franco), Le daim (Quentin Dupieux), Zombi Child (Bertrand Bonello)

Tamarri si nasce (e io, modestamente, lo nacqui): Polar, Lords of Chaos, God Control (Jonas Åkerlund)

Esordio: Il colpevole – The Guilty (Gustav Möller)

Re-make Re-model: Suspiria (Luca Guadagnino)

Incompreso: La vita in un attimo (Dan Fogelman)

Ai limiti: Bohemian Rhapsody

Ignorato: Pallottole in libertà (Pierre Salvadori)

Tiro al piccione: La mia vita con John F. Donovan 

Fuori moda: Colette (Wash Westmoreland)

Sottovalutato: Widows (Steve McQueen)

Sopravvalutato: La favorita (Yorgos Lanthimos)

Meh: Cold War (Paweł Pawlikowski)

Neanche al gatto: American Animals (Bart Layton)

Cazzomene: Il corriere – The Mule – Clint Eastwood

Ci stavo credendo: Un piccolo favore (Paul Feig)

Delusione: A Star is Born (Bradley Cooper)

Non è una quota rosa: Madeline’s Madeline (Josephine Decker)

Documentario: L’alfabeto di Peter Greenaway (Saskia Boddeke)

The Big Sleep: Se la strada potesse parlare (Barry Jenkins)

Favoritismo alla carriera: Mike Leigh (Peterloo)

Battuta:  «The world’s full of lonely people afraid to make the first move» (Green Book)

Dialogo:
– Mom, what’s wrong?
– Nothing, honey. Your dad’s going to the Moon.
– Okay. Can I go outside?
(First Man)

Trailer: Bohemian Rhapsody

Incipit: Midsommar

Finale: Midsommar

Scena: L’allunaggio (First Man)

Sequenza: Il ballo (Climax)

Amplesso: Midsommar

Song: Suspirium, Thom Yorke (Suspiria)

Locandina: Tutte quelle internazionali di La casa di Jack

 

CINE QUA NON

Serie TV:
Sì:
Hill House, The OA (2)I Romanoff, Gypsy, Elite, You, Sex Education, Pose

Ni:
Kidding, Goliath

No:
The Sinner, Homecoming, Tales of the City, Baby

Cazzomene (mollate):
Society (a episodio 4), Forever (E02), The Good Wife (E03), Osmosis (E02), Profumo (E05), Absentia (E03), American Crime (E03)  altre che non ricordo (cmn)

Miniserie TV:
Il était une seconde fois (Guillaume Nicloux)
The Split (Abi Morgan)

Danza:
Noetic – Sidi Larbi Cherkaoui (GöteborgsOperans Danskompani)
Icon – Sidi Larbi Cherkaoui (GöteborgsOperans Danskompani)
Sarabande – Jiří Kylián (riedizione)

Prosa:
La scortecata  – scritto e diretto da Emma Dante (da Giambattista Basile)
La tragedia del vendicatoredrammaturgia e regia di Declan Donnellan (da Thomas Middleton) 

Spettacoli dell’anno (senza etichette):
The Great TamerDimitris Papaioannou
La plaza – Tanya Beyeler & Pablo Gisbert (El Conde de Torrefiel)
Macbettu – Alessandro Serra

Videoinstallazione:
InsideDimitris Papaioannou

 

Poche frasi, qualche rigo appena

Nel 2019 viene assegnato l’Oscar alla carriera a David Lynch (che dire?) e Richard Powers vince finalmente il Pulitzer con The Overstory (titolo che preferisco all’ammiccante Il sussurro del mondo), romanzo a immagine e somiglianza di un albero: ambizioso, impegnativo, ricco, attuale come nessun altro romanzo potrebbe esserlo oggi. 
Non sono questi premi a impalmare il regista e il romanziere, è la scelta di questi artisti a impalmare i due premi, a legittimarli.

Sidi Larbi Cherkaoui rimane il mio preferito tra i coreografi dell’ultima generazione. Adesso, poi, è stato scoperto dal pop (da Woodkid a Beyoncé)  proprio per il suo farsi paladino di una gestualità unica, virtuosistica, contemporanea perché ibrida (strada e tribalità, Europa e Africa, classico e moderno).
Noetic e Icon sono spettacoli che dialogano tra loro, si completano: uno freddissimo, geometrico, stilizzato, metallico. L’altro bollente, fisico, terragno. Due mondi agli antipodi, corpo ingabbiato e corpo libero, ragione e sentimento, calcolo e caso. Dittico bomba.

Studio sul corpo (morto e nudo, scomposto e ricomposto, sgretolato e riesumato), archeologia materica e sensoriale nei tableau in bianco e nero, su palco reclinato. Dal mito all’astronauta, secondo la filosofia di Papaioannou: minimo dei mezzi, massimo della poesia. Supremo The Great Tamer.

È possibile fare uno spettacolo teatrale in cui il protagonista non si vede, ma ciò che è sulla scena restituisce il suo sguardo e il suo pensiero? Un teatro in soggettiva? Sì, è La plaza degli El Conde de Torrefiel, la cosa più spiazzante, enigmatica, ipnotica e visivamente nuova che abbia visto quest’anno.
La rappresentazione sul palco è straordinaria, ma gli spettatori in platea che si guardano smarriti sono un altro spettacolo.

 

«Oggi Isabella vive a New York e ci si telefona a turno: una settimana tocca a lei e una settimana tocca a me. Se mi promette di non tornare mai più in Italia, sarei anche disposto a sposarla. Per Isabella Rossellini ho coniato questa frase: “ Amo il tuo posto vuoto accanto al mio”. insomma, ci amiamo pressappoco, il che vuol dire moltissimo».
Il pressappoco, Luciano De Crescenzo (ciao)