Documentario

PEPE MUJICA, UNA VITA SUPREMA

Titolo OriginaleEl Pepe, una vida suprema
NazioneArgentina, Uruguay, Serbia
Anno Produzione2018
Durata74'
Fotografia

TRAMA

La storia di un uomo umile – José Mujica – che è diventato Presidente della sua nazione, l’Uruguay, restando fedele a quello che crede e abbracciando, nello stesso tempo, il cambiamento. La storia di un attivista politico e di un guerrigliero della sinistra latinoamericana, orgoglioso del proprio passato, e che osa sognare un futuro migliore.

RECENSIONI

Che Emir Kusturica sia stato un unicum all'interno del cinema contemporaneo (indicativamente dal 1980 al 2000, da Ti ricordi di Dolly Bell? a Gatto nero, gatto bianco), è cosa risaputa; che la vitalità narrativa e l'energia visiva che ne hanno fatto la fortuna siano ormai una lontanissima reminiscenza, altrettanto. Quel talento inaridito, privato ormai del suo primigenio stimolo, ha provato ad incanalarsi altrove. Nello specifico, verso il documentario. Un documentario à la Kusturica, perché non è un caso che il suo primo tentativo di genere si chiami Maradona by Kusturica. Non un film su Maradona, ma sul confronto fra Maradona e Kusturica, spiriti affini animati dal medesimo sacro fuoco. Emir si sente un po' Maradona, e celebrare la vita del campione significa celebrare tutto sommato anche la sua. Accade lo stesso con El Pepe, una vida suprema, in cui il cineasta serbo ha la fortuna di parlare faccia a faccia con il 40° Presidente della Repubblica dell'Uruguay, José Mujica, il comandante guerrigliero che donava il 90% del suo stipendio a chi ne aveva più bisogno, seguendo il principio della sobrietà. Eppure, laddove in Maradona by Kusturica l'assenza del Pibe de Oro favoriva – e in qualche modo giustificava – l'egocentrismo del regista (coi suoi film, le sue battaglie, il suo pensiero), qui la presenza fisica e morale di Mujica riempie lo schermo, e a Kusturica – senza darlo troppo a vedere, tra un sorso di mate e l'altro – conviene farsi da parte.
A Venezia 75 si è parlato molto di El Pepe; non solo per la caratura del personaggio ma anche perché, nella sezione Orizzonti, c'era un altro film che parlava di lui: Una notte di 12 anni, opera di finzione di Àlvaro Brechner dedicata alla lotta di tre uomini (Mujica, Eleuterio Fernández Huidobro e Mauricio Rosencof) contro la dittatura uruguagia degli anni '70. Due lavori – 12 anni ed El Pepe – diversissimi fra loro, e che magari andrebbero visti assieme come un double feature. Se Brechner dà vita infatti ad un film rigoroso, di denuncia, che indaga una fetta di Storia abbastanza dimenticata, Kusturica si butta sull'approccio informale, gironzolando per la fattoria di Mujica e scoprendone la quotidianità. La riflessione e l'approfondimento sono affidati alle immagini di repertorio (su cui spiccano quelle della folla oceanica che ha salutato Mujica al termine del suo mandato, nel 2015) e ad alcune scene del film L'amerikano di Costa-Gavras, incentrato proprio sulla lotta dei Tupamaros contro il governo conservatore di allora. Per il resto, Kusturica sgrana gli occhi e si mette astutamente sul nostro stesso piano, ascoltando El Pepe parlare della coltivazione dei suoi campi, del maggiolino del 1987 che si rifiuta di rottamare, dell'incontro/scontro con la tecnologia (con un arguto aneddoto sul futuro degli smartphone) e del rapporto con la moglie Lucia Topolanski, attuale vice-presidente dell'Uruguay.

Kusturica, ben sapendo che di fronte a cotanto carisma basterebbe mettere una telecamera fissa sul giardino di casa Mujica e osservare quello che succede, cerca l'intimità e ci convince di averla trovata, nonostante il divario linguistico che separa i due (all'inizio non ci si fa caso, ma ogni momento del confronto è filtrato dalla voce onnipresente e necessaria di un'interprete). Si respira una sana atmosfera di leggerezza guardando El Pepe, una vida suprema, la stessa leggerezza che trasmette José Mujica qualunque cosa dica e che fa perfettamente il gioco del sornione Kusturica dietro – e davanti – la macchina da presa. Il leader globale iconoclasta, strenuo difensore dell'utopia socialista latinoamericana, ha la rara dote di esprimersi con parole semplici che riflettono opinioni complesse. Un documentario dedicato a lui non può che essere dunque come lui: piano, umano, paritario nei confronti di chi guarda. Ma capace di veicolare un messaggio, se non addirittura di far ragionare su una ideologia. Emir Kusturica, furbescamente e intelligentemente, gira l'unica biografia possibile su Mujica, l'unica che non lo snaturi. Riuscendo al contempo a mantenere viva l'idea di somiglianza e condivisione che gli è cara.