Commedia

E POI C’È KATHERINE

Titolo OriginaleLate Night
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2019
Genere
Durata102'
Sceneggiatura
Fotografia

TRAMA

Katherine è una veterana della tv, alla guida di un ormai storico late night show. Il suo programma è però in calo di ascolti e la sua immagine un po’ appannata, il che mette seriamente a rischio la sua ambita poltrona.

RECENSIONI

Last show?

Non sono numerosissimi i film sul “dietro le quinte”, specialmente della televisione. Ancor meno quelli di successo. Il pubblico sembra preferire di gran lunga guardarla che vederne svelati i meccanismi, smontate luci e ceroni, demolite le star, spersonalizzato il carisma ed il talento dalla rivelazione della lunga schiera di autori sconosciuti.
Late night è proprio questo, una commedia che esplora il mondo della televisione americana dall’altra parte della telecamera. D’altra parte, è anche una pellicola molto centrata sulle donne, non tanto in ottica politica o “me too”, quanto capace di mettere in primo piano le difficoltà specificamente femminili nel quadro del difficile - per tutti - ambiente del lavoro e dello spettacolo.
Questo il cuore della storia, secondarie le vicende umane della giovane autrice, secondaria persino la sua figura rispetto a quella della veterana sulla cui personalità ed emozioni tutto è incentrato.
Il film è scritto da Mindy Kaling, che interpreta la nuova assunta, e che è davvero autrice televisiva brillante, oltre che attrice (la serie The office e la sia-com The Mindy project). Conosce quindi il mondo della comicità e degli show tv, non sappiamo se viva il suo lavoro con lo stesso romanticismo del suo personaggio, ma non dubitiamo che abbia sgomitato a sufficienza.
Risulta ben messo a fuoco uno di quegli show storici e collaudati che con il passare degli anni e dei decenni perdono smalto e non riescono a raccontare il mondo contemporaneo.
Altrettanto verosimile è la messa in scena del gruppo di lavoro chiuso, costituito da soli uomini anglosassoni, che non lascia spazio alle donne ed alle minoranze etniche. Ci sono poi, come nella realtà, i nuovi noti che bruciano le tappe e si preparano a rimpiazzare le vecchie glorie. Forse semplicisticamente, vengono descritti solo nel loro nulla: comici che sostituiscono la capacità di fare ironia con la volgarità demenziale, vacui influencer che imperversano sul Web. Non mancano neppure i pubblici linciaggi legati agli scandali rosa.
Su questo sfondo, accentra tutto l’interesse dello spettatore la Katherine del titolo italiano. Katherine Newbury viene presentata dai primi minuti in quella condizione contraddittoria che, più in generale, contraddistingue la maggior parte delle star delle tv: perennemente in bilico tra il mito ed il dimenticatoio, tra potere ed impotenza. Prima, su un palco scintillante, riceve l’ennesimo Emmy, subito dopo, dietro le quinte, si rivela umana e non più giovane ammettendo la stanchezza, il dolore ai piedi ed il ricorso alla pancera.
La sua personalità viene in effetti ben descritta, non soltanto negli eccessi più teatrali - imporre ai collaboratori un numero al posto del nome che non vuole sforzarsi di memorizzare, licenziare senza preavviso - ma anche nelle pieghe di debolezze, passioni e paure. Non ha alcun interesse per nessuno del componenti dello staff del programma, nessuna comprensione per le loro vicende personali, non esita ad annunciare che nessuno di loro da quel momento avrà una vita - da sacrificare al programma. Eppure è inevitabile empatizzare più con lei che con il suo maltrattato staff.
L’elemento di tensione del film, commedia con venature molto amare, almeno prima del finale, risiede nella minaccia di sospensione del programma, anzi di sostituzione della conduttrice a favore di un ragazzotto inconsistente.
Partendo dalla precarietà del mondo dello spettacolo, passando per la necessità, pur in misura diversa, di scendere prima o poi a compromessi, prende forma l’evoluzione della protagonista, indispensabile per la sua salvezza (e crescita). In principio Katherine non fa nulla per rinnovare lo show, invita ospiti di alto profilo ma scarso richiamo, rifiuta di concedere spazio alle star delle saghe di supereroi, con uno snobismo tutto inglese che non si cura di nascondere. E’ inadeguata rispetto al dominio dei Social Network, persino bigotta rispetto alla comunicazione becera delle nuove generazioni ed alla loro palese ignoranza.
Quando finalmente Katherine si decide a cambiare almeno in parte il proprio approccio, oltre a lasciar spazio alla satira politica ed alla voce delle persone comuni, mette in gioco se stessa - e per questo non possono bastarle autori tutti giovani e maschi.
L’intoccabile e temutissima conduttrice capisce di dover rinunciare alla sua imperturbabilità per creare empatia col pubblico e farsi comprendere ed ammette che lo show è la sua vita.
La protagonista evolve e si redime, al tempo stesso si fa portavoce di tante donne lavoratrici, che siano affermate o alla ricerca di un posto nel mondo. Il monologo sulla difficile condizione di una donna cinquantenne ad Hollywood sottolinea con amara ironia il diverso trattamento riservato ai due sessi. Tom Cruise ha la sua stessa età: lui combatte contro la mummia, lei al massimo può interpretarla. Agli spettatori una donna della sua età rischia di ricordare le loro ex mogli.
C’è da scommettere che ci sia molto della Thompson in queste battute, benché stavolta non sia lei la sceneggiatrice. Donna colta appassionata dei classici che si è sempre battuta per liberare le donne da alcune delle catene che la società - dello spettacolo e non - impone loro, la Thompson si è più volte detta nemica degli interventi estetici e di quanti pretendono l’eterna giovinezza e canoni di bellezza irrealizzabili.
La comicità, d’altra parte, garantisce, più di altri ambiti, una sostanziale meritocrazia: o si sa far ridere, oppure no. La giovane autrice interpretata dalla Kaling è donna, indiana e non proviene da grandi scuole.
Si chiude tra buoni sentimenti ed ottimismo, benché il film sia prevalentemente amaro. Katherine si pente - con il marito, con la nuova autrice di talento - fa persino pubblica ammenda, apre il suo cuore, smussa gli spigoli, cambia registro. Nel finale fin troppo generoso è tanto esplicita da risultare fastidiosa la panoramica sul nuovo gruppo di autori, così interrazziale da far sorridere e pieno di donne. Dopo un po’ di veleno si sceglie dunque di salvare tutto il salvabile e sembra una strada troppo facile.
Un po’ ovunque nel commentare la pellicola si è voluto scomodare Il diavolo veste Prada per la presenza di un capo donna tirannico e di una neo assunta costretta a seguirne i capricci. Le analogie appaiono tuttavia abbastanza superficiali.
Late night è piuttosto un film centrato sul mondo della televisione, sulla difficoltà di restare in pista e, in particolare, sugli ostacoli che le donne non più giovani devono superare; con una sceneggiatura a tratti efficace, a tratti un po’ piatta. Tutto regge su Emma Thompson, che si conferma grande e rende la visione molto più piacevole.