Commedia

DIARIO DI UN VIZIO

NazioneItalia
Anno Produzione1993
Genere
Durata1993

TRAMA

Benito, rappresentante di detersivi, tiene un diario in cui annota le sue avventure piccanti e il “tira e molla” con la fidanzata.

RECENSIONI

Diario di un sogno. Forse. Dopo Roberto Benigni (CHIEDO ASILO), Ferreri trova in Jerry Calà un altro eterno bambino: l'autore è interessato, stavolta, più al lato oscuro che a quello tenero del "clown", è alla ricerca dell'archetipo del maschio condannato alla solitudine, al solipsismo, alla fantasia. Il protagonista, Benito, confonde il sesso, l'amore e il male di vivere, cerca di dare libero sfogo alle proprie perversioni erotiche, ignaro (come noi spettatori) se è condannato al ruolo di vittima (lasciato dalla propria metà) o di carnefice (sciupafemmine). Il diario dei suoi "vizi" è raccontato per immagini, alla stregua dei suoi sogni e della sua miseranda vita, divisa fra povertà e sanatorio mentale. Come distinguere la soggettiva, l'immaginazione dalla realtà? Si ride, si sorride, si è solleticati da una passerella di tipi femminili "felliniani" che accendono la nostra come la sua fantasia, ma la triste verità, forse, è che solo il pianto disperato che Benito non riesce a trattenere è autentico. E' un uomo malato (in tutti i sensi), bugiardo, opportunista, ipocrita (la gelosia del "porco"…), ossessionato dalle dimensioni del pene, dal richiamo del mare e dalla figura materna. L'igiene mentale è necessaria in quanto, come tanti maschi del moderno, vive chiuso in una campana di vetro da dove osserva, deformate, le figure femminili: provocanti, perverse, maliziose, arriviste, innamorate. La Ferilli, vestita da Cleopatra, corpo statuario, è la musa che gli ha fatto perdere la testa, che lo ha ridotto ad un moto nervoso e malinconico come il sax di Gato Barbieri.