
- Luisa Ranieri
- Jasmine Trinca
- Vanessa Scalera
- Sara Bosi
- Loredana Cannata
- Geppi Cucciari
- Anna Ferzetti
- Aurora Giovinazzo
- Nicole Grimaudo
- Milena Mancini
- Paola Minaccioni
- Elena Sofia Ricci
- Lunetta Savino
- Carla Signoris
- Kasia Smutniak
- Mara Venier
- Giselda Volodi
- Milena Vukotic
- Stefano Accorsi
- Luca Barbarossa
- Vinicio Marchioni
- Edoardo Purgatori
TRAMA
Roma, 1974. Le sorelle Alberta e Gabriella Canova possiedono e dirigono una grande sartoria specializzata in costumi per il cinema e il teatro, nella quale lavorano diverse donne. In questo microcosmo al femminile si intrecciano molte storie
RECENSIONI
Ogni film di Ferzan Özpetek è un film su Ferzan Özpetek. E ogni suo nuovo lavoro rappresenta una summa del suo cinema. Tutto qui? Tutto qui. Lo si dice da Le fate ignoranti (2001), opera numero 3 di una carriera iniziata nel 1997, passando per Saturno contro (2007) e arrivando a Nuovo Olimpo (2023). C'è chi vede Özpetek in sempiterna crisi artistica: perché non sa rinnovarsi, perché ripete fino allo sfinimento i medesimi concetti riproponendo all'infinito lo stesso pattern visivo ed emotivo. In realtà, per Özpetek, il cinema è un mezzo potentissimo, quasi una seduta psicoanalitica condivisa. Lui ci mette la sua passione per l'arte, per i sentimenti e per la vita (la sua, come un invito a raccontarsi in perenne divenire), spesso con minime variazioni di senso, e li dà in pasto al pubblico. Özpetek è sempre in purezza: «Diamanti è nato con l'idea di esporre la cosa che faccio sempre quando ho un progetto in testa, ovvero chiamare gli attori, raccontargli la storia, e poi andare avanti con la sceneggiatura. Tanti miei film partono dagli attori, nel senso che ho una traccia, ma poi scrivo dopo l'incontro con loro» (Rolling Stone, 16 dicembre 2024). Con didascalismo smaccato e consapevole il regista ci mostra i suoi diamanti fin da subito: 18 attrici, tra nomi ricorrenti della sua filmografia (Luisa Ranieri, Elena Sofia Ricci, Jasmine Trinca, Nicole Grimaudo) e new entry (Vanessa Scalera, Mara Venier, Sara Bosi, Geppi Cucciari). La dimensione metacinematografica sa di omaggio, ma anche di sberleffo: si discute sul film da girare tutti attorno ad un tavolo, location amata dall'autore e da sempre criticata dai detrattori, e proprio per questo luogo privilegiato in cui si sciolgono tensioni e intrecci. E in maniera circolare e complementare sempre attorno ad una ricca tavola imbandita si approda al finale, quando i protagonisti si riuniscono e cenano, salvo poi alzarsi ad uno ad uno per inseguire stavolta una “diversa” conclusione.
Diamanti è, quindi, un film ambientato al contempo nel 2024 e nel 1974, con l'immersione in medias res – come un ricordo che all'improvviso riaffiora nei meandri della nostra memoria, trasfigurando e romanzando – all'interno della gloriosa Sartoria Canova, specializzata in costumi per il cinema e per il teatro. A gestirla ci sono le sorelle Alberta e Gabriella, l'una dura e severa, l'altra emotiva e tormentata. Caratteri opposti, attorno ai quali gira un microcosmo di varia umanità (anzi, di magnifiche presenze) e incombe una committenza importante: la preparazione degli abiti per un kolossal ambientato nel '700, con corollario di tensioni e sfide dettati essenzialmente dalla presenza in atelier del regista Lorenzo e della costumista Bianca, entrambi già premiati con l'Oscar. Di tutto ciò che può accadere fuori ci arriva solo una lontanissima eco, a dimostrazione di come tempo e luogo siano qui solo uno spunto, del tutto trascurabile. Contano le battaglie dei singoli, che possono però affrontare e sconfiggere i propri demoni – la violenza domestica, l'ombra della depressione, le nostalgie e i rimpianti che trafiggono la nostra quotidianità – solo con il supporto di una comunità solidale e riconoscendo il valore fondante di una unione, di un sentire condiviso, che travalichi i confini canonici/imposti di “famiglia”. Per quanto alcuni passaggi possano risultare più deboli e programmatici (la volontà di incastrare tutto e di chiudere ogni sottotrama, il controfinale nuovamente meta- che rischia di indebolire il vero epilogo), a Diamanti vanno riconosciute delle qualità che forse diamo per scontate o che forse non siamo più abituati a riscontrare: la sincerità, la gentilezza, l'amorevolezza, l'umanità. Come un abbraccio, quando meno ce lo aspettiamo, che scalda mente e corpo, e per il quale essere profondamente grati.
