CICLONE ESTIVO, Poliziesco, Streaming

DESTROYER

Titolo OriginaleDestroyer
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2018
Durata123'
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Erin, investigatore al distretto di polizia di Los Angeles, è ormai spenta e senza speranze quando le circostanze la costringono a fare i conti con un passato che la ha segnata.

RECENSIONI

Destroyer è una pellicola della quale si è parlato principalmente per la clamorosa trasformazione fisica della Kidman. La donna elegante, bella ed impeccabile che diventa sgradevole e sciatta, molto più che nei panni di Virginia Woolf in The hours, per il quale fu ricompensata con l’Oscar.
Tutto si può dire di Nicole Kidman, tranne che nella sua prolifica carriera non abbia sperimentato e si sia adagiata sugli stessi ruoli. Dalla ragazza da marito in costume di Ritratto di signora alla manipolatrice senza scrupoli di Da morire, dalla romantica protagonista di Moulin Rouge! ad icona del cinema d’autore (Eyes wide shut, Dogville), passando per strega, fantasma, robot, eroina della guerra di Secessione, vittima di mobbing e principessa di Monaco. Non c’è nulla che la diva australiana non abbia provato: gotico, storico, sportivo, fantasy, musical, biografico, animazione, fantascientifico, supereoistico, fumettistico, letterario, commedia demenziale, noir, dramedy famigliare, avventura, kolossal vecchio stile, ma soprattutto tanto dramma. Negli ultimi anni, in particolare, la Kidman ha quasi sempre sofferto molto. Sofferente e glamour nelle due stagioni di Big Little Lies, sofferente e credibilissima in Rabbit hole, sofferente nel sofisticato Il sacrificio del cervo sacro.

Anche stavolta non scherza, mettendo in gioco persino il suo aspetto a vantaggio di un ruolo che demolisce e sporca la sua immagine algida ed aristocratica. In cambio ottiene una candidatura ai Golden Globe ed altre nomination in alcuni festival del noir, ma anche l’indifferenza, un po’ ingenerosa, dell’Academy.
Destroyer, che gioca sul termine distruttrice (distrutta), chiaro solo alla fine, è un poliziesco-noir immerso nella polvere della California meno fotogenica, respingente come la protagonista, come l’ambiente umano che descrive. Ci fa provare da subito disgusto, per entrare in sintonia con quello evidentemente sentito dal personaggio della Kidman per la vita. Forse si fa prendere persino troppo la mano in una storia fondata su senso di colpa ed autodistruzione, dove neppure la vendetta è catartica e la redenzione, incompleta, non può certo salvare se stessi.
Tutto ruota intorno a questa donna barcollante che però mai arretra, tra appostamenti ed inseguimenti, scontri fisici brutali.
Colpevole per il rapporto difficile con la figlia, segnato da freddezza ed incomunicabilità, eppure determinata a salvarla. Tutti i mezzi sono leciti per raggiungere i suoi fini, questo è chiaro da subito, e non c’è infatti quasi nulla che non farà.
La pellicola, non originale nei temi, costruisce una bella struttura circolare (l’apertura sugli occhi vuoti e devastati, il ritrovamento del cadavere), con una narrazione che procede su due piani temporali strategicamente ben orchestrati e arriva al finale con una rivelazione-spiegazione che dà senso e coerenza a quanto visto.
L’ambientazione ha i luoghi, i colori ed i suoni giusti: la radio della polizia, i rumori di una città intrisa di violenza. E’ un mondo squallido nel quale le emozioni positive sono bandite, l’amore è distrutto e sprecato, e la regia sa ben descriverlo.
Karyn Kusama, regista non estremamente prolifica sul grande schermo, dopo il piccolo caso da festival Girlfight a inizio Millennio ed i presto dimenticati Aeon Flux e Jennifer’s body, quest’anno ha diretto la miniserie tv tratta da King, The Outsider. Questa sua prova cinematografica le fa meritare una rinnovata attenzione.