Drammatico

DEAD MAN WALKING

TRAMA

Louisiana: una suora risponde alla sua lettera e va a visitare nel braccio della morte un condannato, accusato di stupro e omicidio. Decide di assisterlo spiritualmente e nei ricorsi, attirando molte ire.

RECENSIONI

Tim Robbins, dopo la regia del cinico e caustico Bob Roberts, mette alla prova il sistema di valori dello spettatore inducendolo a provare pietà per un assassino. L’apologo passa attraverso la protagonista suor Prejan, dalle cui memorie Robbins ha tratto la sceneggiatura, focalizzata sul peccato dell’uccidere, a prescindere da cosa l’abbia indotto, contrapposta a certa ipocrisia della chiesa istituzionale, rappresentata dal prelato addetto al braccio della morte di Scott Wilson. Del precedente film, Robbins reitera lo stilema di un montaggio che rende simultanee più informazioni, mescolando colore e bianco e nero, video e pellicola, flashback, ralenti e “corsa” normale (per trasmettere notiziari, flash dell’omicidio, ricordi d’infanzia…), moltiplicando i punti sensibili (razzismo, pregiudizio, sistema giudiziario, violenza insita nell’uomo, sete di vendetta, fascismo, paura, ignoranza) ma, stavolta, privilegiando le prove degli attori, analizzando l’evoluzione dell’intimità spirituale nel loro rapporto, per portare la vittima sacrificale, al grido dei secondini “Dead Man Walking” (morto che cammina), su un altare meno amaro, con la coscienza libera, la pace ritrovata nel perdono, in un parallelo con Cristo a suon di canti angelici. Ciò non elimina lo strazio di una morte fredda, calcolata, barbara nel voyeurismo morboso quanto il crudele delitto per cui è stata prescritta. Robbins non pretende vicinanza con la sofferenza di un solo partito, rispetta anche quella dei genitori delle vittime: ma il finale pone in parallelo i due “omicidi” per ricordare, anche, che in ballo c’è la dignità dell’uomo, il suo diritto alla vita a prescindere dalle azioni commesse. Per comprenderlo, bisogna essere in grado di inorridire allo stesso modo davanti alle due condanne a morte: duro, geniale. Meritato Oscar a Susan Sarandon (compagna di Robbins) senza dimenticare Sean Penn, che torna nella prigione dei Bad Boys, ritrovando anche Clancy Brown.