Musical, Recensione

CYRANO

NazioneU.K.
Anno Produzione2021
Genere
Durata124’
Sceneggiatura
Trattodal musical di Erica Schmidt e dalla commedia di Edmond Rostand
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Cyrano, alto 132 centimetri ma infallibile spadaccino e talentuoso poeta, è da sempre innamorato della bella Roxanne. A malincuore, la asseconda nel suo amore a prima vista per Christian, cui scrive anche le lettere per conquistarla.

RECENSIONI

Sinergia di talenti, idee e coinvolgimenti affettivi: il musical di Erica Schmidt (2018) ha la felice intuizione di sostituire il tradizionale naso posticcio della piéce di Edmond Rostand con la vera patologia (e il carisma) di suo marito, l’attore nano Peter Dinklage, che anche sul palcoscenico entrava in sintonia con Haley Bennett, compagna di Wright; le canzoni, interpretate dal vivo e magnificate dal Cinema, sanno condensare i motivi più ponderosi, romantici e commoventi del testo, con melodie suggestive e testi sapidi, opera di costole dei The National (musiche dei fratelli Bryce e Aaron Dessner, parole di Matt Berninger e di sua moglie Carin Besser); il talento di Wright trasuda cinema: osserva un balletto per strada nel riflesso del vetro della carrozza; alza lo sguardo su soldati danzanti in un lembo della fortezza sul mare, dopo aver fatto muovere le spade a ritmo in un carrello in galleria; fa partire i balletti come incanto del momento (dal fornaio) e non come gesto forzato; trasforma le location siciliane in squarci inediti (la città di Noto, fino alla magnificenza innevata e fuligginosa delle scene di battaglia sull’Etna); valorizza i costumi di Massimo Cantini Parrini (le pecore ovattate…) e le scenografie di Sarah Greenwood. Joe Wright è un Cyrano contemporaneo: raffina in modo geniale i testi altrui senza riceverne il dovuto credito. Il suo cinema, da sempre musicale e fiabesco, è figlio di quello di Michael Powell e mette le ali della fantasia ad ogni elemento in campo per servire in modo espressivo, evocativo ed empatico il testo, cui non demanda in maniera esclusiva la prerogativa di sprigionare senso. Avviene così che, delle più note versioni cinematografiche del Cyrano, questa è quella che meglio restituisce la croce di un eroe romantico vittima della propria disistima e lo strazio di un amore vissuto per interposta persona (la meravigliosa scena del balcone).