Commedia

COMPETENCIA OFICIAL

Titolo OriginaleCompetencia Oficial
NazioneSpagna, Argentina
Anno Produzione2021
Genere
Durata114'
Scenografia

TRAMA

Alla ricerca di riconoscimento e prestigio sociale, un uomo d’affari miliardario decide di fare un film importante. Per riuscirci, assume i migliori: un cast stellare formato dalla famosa regista Lola Cuevas e da due rinomati attori, entrambi di enorme talento, ma con un ego ancora più grande: Félix Rivero, attore hollywoodiano, e Iván Torres, illustre interprete del teatro radicale. Entrambi delle leggende, ma non proprio in buoni rapporti. Attraverso una serie di sfide sempre più eccentriche lanciate da Lola, Felix e Iván devono confrontarsi non solo l’un l’altro, ma anche con il loro lascito artistico.

RECENSIONI

I due registi argentini Gastón Duprat e Mariano Cohn hanno già dimostrato di essere interessati alla figura dell’artista fin dal loro debutto del 2008 (L’artista, appunto). Nel 2016, con Il cittadino illustre, la loro opera più celebrata, la sviscerano ulteriormente (il protagonista è uno scrittore premio Nobel) mostrando, con ironia e toni al limite del grottesco, ipocrisie e miserie dell’animo umano. Dopo due film in solitaria, che però si producono a vicenda, i due registi tornano insieme per dirigere Competencia oficial. Al centro del loro sguardo non più un artista, ma addirittura tre: una regista eccentrica e visionaria, chiamata da un miliardario a dare vita a un’opera in grado di lasciare il segno, e due attori opposti e complementari, la star hollywoodiana tutta superficialità e piacioneria, e il maestro poco incline ai compromessi che lavora all’insegna del rigore.  Un mix destinato inevitabilmente a fare scintille. La regista spera di sfruttare il conflitto tra i due interpreti a suo vantaggio, visto che nell’opera che ha deciso di girare si parla proprio della rivalità tra due fratelli.

Il film è tutto qui. Un’unità di luogo (un grande teatro in cui i tre si trovano per fare le prove) e una serie di sfide successive a cui la regista sottopone i due attori per tentare di piegarli alle esigenze narrative. Alla berlina vengono messi ego personali, bisogno di riconoscimento, differenti approcci alla recitazione e tutto il processo di creazione artistica, attraverso una progressione che porterà a un vero e proprio gioco al massacro. L’idea sarebbe quella di dissacrare, indurre alla riflessione e soprattutto divertire, attraverso un gioco di rimandi metacinematografici, tra film e film nel film, che però si rivelano meno seducenti delle intenzioni. Il risultato è infatti altalenante e mai davvero liberatorio perché la sceneggiatura richiede più complicità di quanta ne riesce a conquistare. Le cause sono soprattutto nel ritmo vacillante, nella prevedibilità delle gag, tra l’altro prolungate oltremodo anche quando è già evidente il punto di arrivo, nella meccanicità degli snodi e nell’assenza di battute davvero efficaci. Non aiuta di sicuro l’ambientazione in un unico luogo, probabilmente uno stratagemma per girare in sicurezza in tempo di Covid, alla lunga però monotona e ripetitiva. Cast scatenato e autoironico, ma alla fine più divertito che divertente. Come il film, un po’ troppo compiaciuto e convinto di essere irresistibile.