Recensione, Western

CIMARRON

TRAMA

La storia di Yancey Cravat che, sul finire dell’ottocento, si diresse in Oklahoma con la moglie Sabra per colonizzare nuove terre: una volta lì, però, decise di prendere il posto di un direttore di giornale assassinato.

RECENSIONI

Spettacolare e in CinemaScope, sontuosamente kolossale: ciò che racconta, però, non supporta le arie grandiose, soprattutto se poste in paragone con il più riuscito e di successo (tre Oscar) I Pionieri del West di Wesley Ruggles (1931), sempre tratto dal romanzo di Edna Ferber. Pur frequentando il genere che ne ha fatto grande il nome, ripresentando il tema del singolo che vince le avversità e l’allegoria del paesaggio che cambia con l’evoluzione dei personaggi, Anthony Mann è spaesato, incerto sulla direzione da prendere e non riesce a donare al suo protagonista lo spessore sfaccettato che vorrebbe. Litigò con il produttore e il progetto fu portato a termine dal più “leggero” Charles Walters che aggiunse scene per, soprattutto, chiarire (appiattire) l’ambiguo rapporto di Yancey con la moglie. Tediando nella spropositata e ingiustificata lunghezza, il punto di vista privilegiato del film è solo nominalmente, come nel romanzo, quello della moglie di Yancev/Glenn Ford, interpretata da Maria Schell: attraverso le sue esperienze conosciamo il protagonista e le ingiustizie nei confronti degli indiani (tema assente nel romanzo), ma il focus è lui, Glenn Ford, ed è come se mancasse il terreno sotto i piedi (la fonte letteraria) per sostenerlo. Notevole la scena della corsa in massa verso le terre dei coloni, imponente per comparse, cavalli e carri (e bicicletta) che attraversano la prateria: a seguire, il film si vorrebbe reggere sulle azioni probe dell’uno (marito) e le rimostranze dell’altra (moglie), restando inesorabilmente in superficie. Flop al botteghino.