Recensione, Spionaggio

BLACK BAG

TRAMA

George Woodhouse ha una settimana per scoprire un traditore nell’agenzia di spionaggio per cui lavora. Invita a cena i quattro sospettati, li droga e li osserva in azione. Tutti gli indizi, però, portano a sua moglie, spia come lui.

RECENSIONI

Come possono amarsi le spie se mentono, non possono dirsi la verità e potrebbero sempre coprire le proprie tracce con l’alibi della professione? Questo è quello che si è chiesto lo sceneggiatore David Koepp, di nuovo scriba per Soderbergh dopo Kimi e Presence. Nel genere per eccellenza della dissimulazione, Soderbergh può decostruire i codici a 360°: è il suo terreno ideale, già frequentato in porzioni di Intrigo a Berlino (sempre con Cate Blanchett), The Informant! e Knockout. Disattende esternamente le coordinate spionistiche focalizzandosi su aspetti collaterali e, pur abitandole, può dissertare internamente di tutt’altro. Si parte in giallo in tutti i sensi, con l’amata cromia dell’inganno per gli interni serali (di giorno si vira sull’azzurro), con il Sospetto hitchcockiano e con protagonista un professionista con occhiali alla Harry Palmer, sfingeo e metodico, infallibile pescatore a fondo con senso del dovere che, moglie o non moglie, si pensa non avrà pietà. Ma non è così, a sorpresa, perché fa tutto per amore: l’impassibile prova sentimenti (immenso Fassbender con impercettibili spostamenti di sguardo) e convince una collega a spiare la moglie con un satellite per proteggerla, finanche se colpevole. L’unico modo per amarsi fra spie (e non solo) è sorvegliarsi, osservarsi di nascosto, proteggersi a ogni costo. Il testo diventa un trattato su come gestire la coppia: in campo ci sono varie relazioni (fra spie) e non è d’interesse rivelare ruolo e mestiere dei protagonisti. Il punto è che solo una coppia sopravvivrà alle avversità, perché fondata sulla fiducia, la complicità e l’esclusività. In comunione nella vita e ora anche nel lavoro, Mr. & Mrs. Smith (con pizzichi di Covert Affairs) diventano micidiali e abbattono tutti. Mentre una sottile ironia continua a irrorare i tic del comportamento umano, il romanticismo va alle stelle, il complotto con borsa nera dei misfatti resta solo un companatico, la trama si complica all’inverosimile e giunge l’ultima “cena” (dopo quella in apertura) a chiusura del cerchio di un film con il pedigree del thriller/spionaggio/azione che fa tutt’altro, creando il climax al desco, passando dal gioco con massacro di coppia di Chi ha Paura di Virginia Woolf? alla tipica resa dei conti fra sospettati che sono (quasi) tutti colpevoli nell’ordire (ulteriori) trame per deformazione professionale.