Grottesco

BIANCO, ROSSO E VERDONE

NazioneItalia
Anno Produzione1980
Genere
Durata110'

TRAMA

Tre storie si sfiorano durante il weekend delle elezioni: un pignolo patologico è abbandonato dalla moglie, un ragazzo accompagna la nonna a votare, un emigrato in Germania torna in patria.

RECENSIONI

Il secondo film di Verdone come regista ripropone lo schema di Un sacco bello: tre variazioni (rispettivamente in chiave tragicomica, sentimentale e grottesca) sul tema del personaggio verdoniano per eccellenza, lo "sfasato", perennemente in ritardo rispetto al mondo e - più ancora - a se stesso, prigioniero di abitudini assurde che ne stritolano i residui di umanità. Il trittico di maschere (cui Verdone ritornerà, anni dopo, in Viaggi di nozze) assicura una piacevole varietà di accenti che non mina la compattezza della composizione, ma se Furio permette al mattatore di scatenarsi, ottenendo al tempo stesso un'eccellente resa dal cast di contorno (in cui spicca un'insolita Vukotic), gli altri due bozzetti ristagnano un po', ora per la melassa incombente (malgrado la bonaria ironia della sora Lella), ora per la sensazione di ascoltare una barzelletta interminabile e nemmeno troppo divertente (fortunatamente riscattata da un epilogo esplosivo).

Carlo Verdone ri-centra il bersaglio dopo il successo di Un Sacco Bello, dando vita a tre personaggi strepitosi, più strutturati di quelli dell’opera precedente (che ereditava da sketch televisivi e di cabaret), descritti e interpretati alla perfezione in tic e vezzi, e incastonati in una struttura in cui intrecciano i percorsi (il collante: un week-end in cui andare a votare). Comico straordinario, Verdone riesce, evidentemente basandosi sull’osservazione della realtà (e dei film: Furio viene dal Leopoldo Trieste di Lo Sceicco Bianco), a caricaturare e mimare caratteri che racchiudono in sé un intero universo di valori (italiani), con un tocco malinconico del tutto personale, per quanto erede delle maschere tragicomiche di Alberto Sordi. Ecco il funzionario Furio (il tipo “logorroico” c’era già negli sketch di ‘Non Stop’), con il suo tic nervoso, la maniacalità progettuale e la sopportazione della povera Magda; Mimmo, figlioccio del Leo di Un Sacco Bello la cui espressione “In che senso?”, con faccia sveglia, è diventata proverbiale; il taciturno Pasquale, diretto a Matera con la sua Alfasud rossa che, se probabilmente è il meno incisivo (a livello comico) dei tre, serve all’autore (e i co-sceneggiatori  Piero De Bernardi e Leo Benvenuti) per l’iscrizione nella nobile tradizione della commedia all’italiana dando, attraverso la figura di un emigrato all’estero, un giudizio caustico sul Belpaese, il cui tricolore è rappresentato anche dalla tinta delle auto dei protagonisti. Ancora supervisione di Sergio Leone.