Commedia, Poliziesco

BEVERLY HILLS COP III

TRAMA

Axel Foley vuole vendicare l’uccisione dell’ispettore Todd a Detroit: va a “Wonderland”, parco-divertimenti di Beverly Hills, dove ottiene l’aiuto di Billy Rosewood, nel frattempo promosso.

RECENSIONI

Per risollevare le proprie sorti divistiche, Eddie Murphy affida il suo personaggio più popolare al regista che ritiene più capace (Una Poltrona per Due, Il Principe Cerca Moglie), confermando di aver perso irrimediabilmente intuito e smalto, complici le disastrose e parche battute fornitegli dallo sceneggiatore Steven E. De Souza (Trappola di Cristallo). La pellicola, per fortuna, punta maggiormente sull'azione, sebbene John Landis s'intenda più di situazioni ridicole che di composizione geometrica delle sparatorie. Anche il canovaccio è banale: ancora giocato sul ridicolizzare i metodi “fighetti” della polizia di Beverly Hills, s’aggancia all’usurato percorso che muove da un amico assassinato al farsi giustizia da sé contro il parere dei superiori. L’unica trovata decente è scenografica (l’ambientazione in un parco divertimenti); l’unica gag valida quella del mitragliatore giocattolo. Landis, disarmante e disarmato da un protagonista che non ha intenzione di far ridere, non fa altro che riempire lo schermo di camei di cineasti noti (George Lucas, Joe Dante, Martha Coolidge, Arthur Hiller, Ray Harryhausen, Peter Medak, George Schaefer, Barbet Schroeder, John Singleton) e infarcisce il tutto di numeri "soul", tanto per ricordarci che ha diretto The Blues Brothers: il balletto dei ladri di macchine a suon di Diana Ross (non male), Al Green che canta al funerale. Per il resto non sembra saperci fare: ad esempio va troppo alla ricerca, quali reazioni espressive, di controcampi sulle mimiche facciali degli astanti durante battute o situazioni buffe (con attori che non sanno che pesci pigliare), oppure s’affida troppo spesso a sovrimpressioni realizzate al computer per nulla invisibili.