Drammatico, Storico

BEN HUR (1959)

TRAMA

Il nobile giudeo Judah Ben-Hur è amico di Messala, nuovo comandante delle legioni romane a Gerusalemme: ma hanno visioni politiche differenti e, quando una pietra cade dal palazzo di Ben-Hur e sfiora il governatore in parata, Messala imprigiona sua madre e sua sorella, e rende Judah schiavo rematore.

RECENSIONI

Imponente kolossal in widescreen da quindici milioni di dollari di allora (altrettanti per il marketing), trecento set e diecimila comparse che si è portato a casa undici Oscar, lungimirante nel seguire le orme di successo del precedente I Dieci Comandamenti (era l’unico modo, secondo gli studi, di combattere la concorrenza del piccolo schermo). Il plot melodrammatico e di vendetta, ispirato al romanzo del 1880 di Lew Wallace, è tanto potente quanto oblungo e diseguale, ma quando arriva la corsa delle bighe in enorme arena, magistrale per messinscena, si ha la certezza di essere di fronte ad un capolavoro: cinque settimane di riprese con il fondamentale apporto del direttore della seconda unità Andrew Marton e del direttore degli stunt Yakima Canutt (con aiuti registi come Sergio Leone), per dieci minuti di visione che non vogliono sfigurare con l’altrettanto spettacolare corsa all’interno di Ben-Hur: a Tale of the Christ di Fred Niblo (1925, William Wyler era uno dei trenta assistenti alla regia). Le inclinazioni umanistiche del regista lo portano a prediligere le sequenze religiose (un po’ datate) o commoventi/drammatiche, mentre l’identificazione del pubblico americano è procacciata con un casting che, nel ruolo di romani patrizi, ha selezionato attori inglesi e, in quello degli ebrei, solamente americani. L’imprescindibile, lunghissimo (uscì in tre vinili) commento sonoro è affidato a Miklós Rózsa (che vinse il terzo Oscar) e la riscrittura della sceneggiatura, attribuita al solo Karl Tunberg (il cui lavoro moralista e con dialoghi troppo contemporanei non piacque al regista) è passata prima al S. N. Behrman di Quo Vadis (film che ha prestato qualche set), poi a Gore Vidal che riscrisse tutti i dialoghi, infine al drammaturgo Christopher Fry. Una produzione di Sam Zimbalist girata nella Hollywood sul Tevere, dove Wyler era già stato per Vacanze Romane, con una pre-produzione iniziata nel 1957, riprese massacranti di nove mesi, più la post-produzione.