Supereroi

BATMAN FOREVER

Titolo OriginaleBatman Forever
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1995
Genere
Durata121'

TRAMA

Batman si scontra con due nuovi criminali che minacciano Gotham City: l’Enigmista e Due Facce. Nel frattempo Dick Grayson, ex trapezista reduce da un’agghiacciante tragedia, si appresta a diventare la sua spalla con il nome di Robin.

RECENSIONI

Come la doppiezza di Tommy Lee Jones così la schizofrenia di Joel Schumacher, che alterna guizzi significativi (Storie di Ordinaria Follia) a inappellabili tele bianche (In Linea con l'Assassino), ritagliandosi una calzante definizione di cineasta per poi smentirla all'opera successiva. Batman Forever fa parte della tendenza n.2: tralasciando la materia narrativa di Burton il regista, nell'intento di avvicinarsi maggiormente al fumetto di Kane (così dice), si tuffa a pesce nell'ction inessenziale ponendo come unico referente il mercato mainstream. Lo spessore del dittico d'esordio era dato dall'introspezione dei caratteri e dall'estetica freak che poneva con eleganza la questione dell'alterità (il Joker nel primo, il Pinguino nel secondo): qui tutto appare tritato a dovere per il pubblico del sabato sera, e basti confrontare il Batman/Keaton burtoniano, credibile loser impacciato, con il Batman/Kilmer schumacheriano, bamboccio smorfioso, per realizzare la profondità dell'abisso tra i due. Gli avversari, vera punta della serie, risultano interessanti nella loro introduzione ma si arrendono quando arrivano al dunque: l'ambiguo Tommy Lee Jones si risolve in una metafora evidente, Jim Carrey nuota nella solita macchietta rispolverando la mimica di The Mask, la Kidman è star di grido e poco altro. Parecchie suggestioni (la sottotraccia psicanalitica, follia versus normalità, il passato doloroso) vengono bollite a fuoco lento salvo poi affievolirsi nella serie di incontri/confronti/scontri tra il quartetto protagonista (l'innesto di Robin, sostanzialmente, è una mossa pretestuosa per centrare la pienezza delle due ore), che di rado non si rivelano disprezzabili (il primo omicidio di Nygma, curiosamente mutuato in Hannibal).Se Burton trasponeva il suo dark nella figura dell'Uomo Pipistrello, da questa non facendosi schiacciare ma piegandola alle proprie esigenze (la batcaverna come antro delle meraviglie), dunque Schumacher tenta il nuovo gioco col vecchio mazzo (gli enigmi di Carrey come quelli di Nicholson) ma alla fine la sua impronta non si imprime. Vince, soprattutto, la routine.

Nel terzo capitolo cinematografico, cambiano regista e protagonista ma non la qualità: Tim Burton ha una personalità, una visione difficile da eguagliare e Joel Schumacher è solo un discreto mestierante, per quanto anomalo e imprevedibile. Ma l’impronta del primo permane (produce) e la buona sceneggiatura replica quei risvolti psicologici inquietanti che il regista di Frankenweenie avrebbe calcato, invocando toni crepuscolari, decadenti e gotici, mentre l’ex–vetrinista e costumista newyorkese preferisce stagliare in una felice stanza dei giochi gigantista (sorprendenti la profusione di effetti speciali e gli innumerevoli cambi di set debordanti), all’insegna di luci al neon e colori accesi pop, che riportano al Batman originale di Bob Kane o ai fumettismi dell’omonima serie Tv, allontanando il tenebroso Frank Miller (a cui si era ispirato Burton). Cambio di marcia coraggioso e scelta indovinata, nel momento in cui anche il racconto tenta di far uscire l’eroe dai turbamenti di coscienza per donargli un happy end (meno antieroe, con tuta più sexy) e accompagnarlo all’uscita del tunnel dell’orrore, dopo aver disseminato l’intreccio di doppi: Robin è speculare a Batman, i cattivi sono due (e con due donzelle), Due Facce ha la doppia personalità e affida le proprie mosse ad una moneta con due lati. Tutti sono ossessionati da Batman o dal suo alter ego Bruce Wayne (esemplare il finale, in cui Batman deve fare una scelta e salva due persone e non una, a rimarcare l’avvenuta riconciliazione fra le sue due maschere). Che ci sia Val Kilmer al posto di Michael Keaton fa poca differenza: nella saga cinematografica, hanno sempre avuto maggior risalto le figure degli antagonisti e, da questo punto di vista, Tommy Lee Jones e Jim Carrey (grande mattatore con movenze effeminate) sono uno spasso. Lo storico compagno dell’uomo pipistrello, Robin, entra in scena con il costume originale per poi cambiarlo in qualcosa di meno demodé. Sarebbero da approfondire le similitudini con l’anime Atlas Ufo Robot, fra bat-caverna, percorsi di Actarus per attivare Goldrake e vari mezzi “terra-aria”.