Azione, Drammatico, Fantascienza, Sci-Fi, Supereroi

AVENGERS: ENDGAME

TRAMA

In seguito alle azioni di Thanos nel precedente Avengers: Infinity War la popolazione dell’intero universo è stata dimezzata e tra i caduti c’è stato anche Nick Fury. Ma prima di morire questi è riuscito a lanciare un messaggio nello spazio alla potentissima Capitan Marvel, che tornata sulla Terra e di fronte a un gruppo di Avengers afflitto dalla sconfitta e dal lutto, vuole prendere le cose in mano. Quello che ha fatto Thanos però non si può risolvere con la semplice superforza e i colpi di energia…

RECENSIONI

Tutte le storie belle finiscono; ma le migliori lasciano il segno, creando simulacri culturali che sopravvivono nel tempo. Qualcosa come 11 anni e 21 film fa, Marvel dà il via ad uno dei progetti più ambiziosi e lungimiranti dell'industria cinematografia americana; un Big Bang di cultura pop, megaproduzioni e grandi nomi. Chi l'avrebbe detto che da quell'esplosione primordiale di blockbuster si sarebbe sviluppata una (ragna)tela narrativa tanto estesa?!
Il cerchio si chiude, la guerra è conclusa, gli eroi tornano a casa. I fratelli Anthony e Joe Russo firmano l'atto finale, l'ultimo tassello di un puzzle mediatico che ha lasciato con il fiato sospeso il mondo intero. Ultima fermata; capolinea; Endgame (2019). La seconda metà di un disegno perfetto (iniziato lo scorso Aprile con Infinity War) riprende dalla quiete dopo la tempesta. Un incipit ex abrupto, deciso e tagliente sin dalla pre-credit scene. Quello che lascia spiazzati è il cambio di tono: uno scenario post-apocalittico freddo ma immanente, fatto di introspezione, backstories e sensi di colpa. Il mondo è cambiato, ed anche la sceneggiatura: Christopher Markus e Stephen McFeely stendono uno screenplay temerario ma chirurgico, scavando sull'interiorità dei personaggi. Da corale ad individuale: i Vendicatori si sgretolano, lasciando spazio all'emotività del singolo; mai banale, mai scontata.Emergono pathos e dramma, le fragilità che si celano dietro ogni supereroe (della serie: anche gli Avengers vanno in terapia). L'empatia tra pubblico e personaggi raggiunge l'apogeo: un'angoscia condivisa che attraversa gli stati d'animo del lutto: rifiuto, rabbia, depressione, tristezza. Ma la mancata accettazione finale fa scattare il secondo atto: i toni cupi si smorzano per tornare a jokes, freddure (forse qualcuna di troppo) ed un po' di sano humor marveliano. Fine del setup: il ritmo si alza e la narrazione torna su binari più usitati.

Progressivo rientro in azione nel terzo atto, con un sottile gioco metareferenziale che racchiude tutta la complessità dell'universo cinematico: si entra in pieno sci-fi, si ammicca a Back to the Future e si aggiungono improbabili contaminazioni da spy movie. La linearità temporale viene abbandonata (letteralmente!), in favore di una trama multistrand, con più brecce narrative convergenti. Plauso ad un montaggio serrato che riesce a tenere tutti i birilli in aria, senza farne cadere nemmeno uno.
L'ultimo atto è un'esplosione estetica e sonora: il risveglio dell'epica su grande schermo. Un sontuoso dipinto barocco in cui i sogni più reconditi di ogni fan si materializzano, sfociando in una pomposa battle royale, con annessa CGI da capogiro. Quando pensi di aver visto tutto quello che il green screen ha da offrire, eccoti servita una macedonia coreografica senza precedenti!

Ma la scommessa del concept sta tutta nelle caratterizzazioni: il disturbo post-traumatico di Thor, il complesso messianico di Iron Man, l'emarginazione emotiva di Captain America, l'altruismo sacrificale di Black Widow. Le affettività ordinarie adombrano le abilità straordinarie... E non potrebbe essere più coinvolgente. Era questo il pezzo mancante, l'unica scelta capace di aggiungere valore ai personaggi, evitando un strada di ridondanza e prevedibilità. Spartire i meriti è difficile: Robert Downey Jr. non ha metri di paragone, lui alfa ed omega della saga; leader e collante dell'ensemble, dirige la storia con carisma ed esperienza. Due i co-protagonisti inaspettati, Paul Rudd e Jeremy Renner, che compensano l'assenza del film precedente con screen time di prima qualità (diamo ad Antman, quel che è di Ant Man!). I due Chris (Evans ed Hemsworth) accantonano bicipiti vascolarizzati e magliette XXS per atteggiamenti più tormentati e riflessivi; ci piace. Thanos/Brolin riconferma una gravitas statuaria, mentre le neo-arrivata Captain Marvel (Brie Larson) funge da Deus ex Machina. Chi davvero stride in questa assortita equipe è un Mark Ruffalo forzato e fuori luogo; un po' colpa del copione, un po' della la sua recitazione caricaturale del mostro verde ("Hulk non spacca!"); ma non basta ad intaccare un dream team da lode.
Avengers Endgame ha solo un grande difetto: quello di alzare così tanto l'asticella dei superhero movies, da surclassare qualsiasi standard precedente (e futuro?). Un finale in cui comedy, action e drama sono perfettamente bilanciati ("As all things should be"); vince il coraggio di proporre qualcosa di insolito, di sfidare il palato dell'audience mondiale con nuove formule, tra mera provocazione e sinceri lampi di genialità. Sì, tutte le storie belle finiscono, ma è privilegio di poche finire in questo modo. Excelsior.