Fantascienza

AUTOMATA

Titolo OriginaleAutómata
NazioneSpagna
Anno Produzione2014
Durata109’

TRAMA

2044: devastata dalle tempeste solari, la Terra radioattiva si serve di automi con il protocollo di non uccidere o auto-ripararsi. Ma l’agente assicurativo della Roc Corporation che li fabbrica scopre che alcuni di loro iniziano ad avere una coscienza.

RECENSIONI

Esperto di post-produzione digitale ed effetti visivi, con abilità messe al servizio di film (spesso di Álex de la Iglesia) e pubblicità, al secondo lungometraggio dopo Hierro del 2009, Gabe Ibáñez filma, in inglese e con cast internazionale, un racconto che ha poco di originale nei temi (robot da oggetti a soggetti con coscienza, futuro distopico e metropoli blade-runneriana, multinazionale che, per profitto, manipola le informazioni) ma è restituito ad arte figurativamente ed in modo intrigante narrativamente. A differenza di opere simili, ad esempio, non testimonia la presa di coscienza dell’automa attraverso le sue azioni o pensieri ma dal punto di vista di un essere umano impegnato ad indagarli, evitando, così, il pericolo di patetismi vari e del kitsch, nel momento in cui si vogliono rappresentare i tratti salienti dell’umanità in un robot. Il racconto è anche organizzato come un’investigazione in cui l’epifania (il colpo di scena) è lo specchiarsi del desiderio umano con quello della macchina: alla fine, il dramma privato del personaggio di Antonio Banderas (trovare un posto migliore per la sua famiglia) trova terreno comune con la frase chiave proferita dall’automa senziente, “Sopravvivere non è rilevante, vivere lo è”. A livello figurativo-inventivo, ancora, poco di nuovo (anche nel design dei robot), ma Ibáñez (che, come modello, ha citato Il Pianeta delle Scimmie di Schaffner, ma c’è anche Mad Max) s’affida al CGI solo per i totali delle città e qualche movimento dei robot, preferendo, per quest’ultimi, animatronics fatti di legno, mossi da marionettisti in seguito cancellati digitalmente: l’effetto è maggiormente realistico e il film ottiene risultati di “serie A” pur essendosi arrabattato con una produzione da film di serie B (hanno usato i set bulgari per sfruttare, ad esempio, le macchine lasciate da I Mercenari), di cui conserva le imperfezioni drammaturgiche e qualche ingenuità registica (la scena, invero l’unica mal riuscita, in cui i due poliziotti fuggono nonostante Banderas sia disarmato e sappiano che gli automi non usano la violenza).