Commedia

A/R ANDATA + RITORNO

TRAMA

Lui, Dante, è un ragazzo che a Torino fa il fattorino ed il Babbo Natale ai grandi magazzini, per un debito con i malavitosi strozzini del quartiere decide di fuggire e fare il giro del mondo (imprigionato i Spagna per errore, tornerà dopo pochi giorni). Lei, Nina, hostess per le linee aeree Woodpecker, a causa di uno sciopero rimane bloccata a Torino, finendo a dormire nell’appartamento vuoto di Dante. Le loro storie si intrecciano.

RECENSIONI


L'attesa per la seconda opera di Marco Ponti era innegabile: Santa Maradona uscì sull'onda dei successi improvvisi di un nuovo, si disse, cinema italiano (L'ultimo Bacio di Muccino, Le fate ignoranti di Ozpetek), con l'ulteriore traino di una star in crescita vertiginosa come Stefano Accorsi. L'operazione di marketing era accurata (notava pure Alberto Pezzotta nella sua scheda su SegnoCinema), il film si rivolgeva e ritraeva una gioventù scapestrata, universitaria (o quasi), dalla battuta veloce, con -curiose- velleità culturali. Certo le accuse non mancarono, soprattutto per l'esibita e verbosa volgarità dei dialoghi (giovanile fino alla rottura parodica): gli spettatori gradirono ugualmente.
A/R Andata e Ritorno porta con sé il peso di sciogliere i dubbi sul suo autore (regista e sceneggiatore) più che, fa bene ribadirlo, sul cinema italico.
Ambientato nel magico periodo natalizio nella magica città di Torino durante il più lungo sciopero della storia italiana A/R si presenta con i tratti necessari alla sospensione di alcuni effetti di realtà: un setting da manuale (si vedano le gratuite microsequenze sulle "luci d'artista" del capoluogo) completato da personaggi sospesi tra iperrealismo e grottesco, in un limbo in cui tarantineggiare (i.e. l'incongruità delle situazioni d'azione e violente, il (misero) monologo su Superman) è la scappatoia più adeguata per sviare dalla radicale assenza di costrutto e puntare al target giovanile.
Risulta illuminante l'inizio dei titoli di coda con alcune immagini tratte da un possibile storyboard, si evidenzia la stretta corrispondenza tra l'immagine bloccata nel frame e l'intero film. Rigido è lo schema di giustapposizione con cui Ponti tenta di costruire la progressione narrativa ed è ancor più facile riassumerlo come struttura di ogni sequenza, sempre di breve durata, articolata in un decoupage elementare (svanisce subito la tentazione di un'accurata -quanto ovvia e geometrica- costruzione dell'inquadratura), contenitore forzato di un dialogo che sul finire dell'episodio provvede allo spettatore ben due punchlines, solitamente una battuta e relativa risposta ironica (strizzata d'occhio anti-letteraria per risistemare il registro) affidata al protagonista De Rienzo (bigmouth che punta a V. Mastrandrea senza averne i toni di understatement). Ad esempio, nel trailer di lancio il dialogo

Dante
"L'amore non esiste"
Nina
"E' per questo che lo facciamo"
si conclude con
Dante
"EH?"
(stupore sornione)

In questi semplici schemi di riproposizione cade molto cinema giovane europeo (e non solo) ma Ponti, che con Santa Maradona aveva fatto intuire di saper costruire un prodotto con A/R mostra solo la sua capacità di accostare elementi noti in formazioni di senso scadenti. Se la costruzione della sospensione operata con i mezzi che citavamo più sopra può essere funzionale, l'insistenza alla frammentazione, la costellazione di dettagli creati e abbadonati perché di sola funzione allusiva (i malavitosi nerovestiti, in cerca della battuta folgorante, deboli in fondo; la coppia di amici di Nina, eternamente copulanti e almodovariani (non solo perché spagnoli); l'amnesia mattutina di Nina, il nome della compagnia aerea Woodpecker - evidente il doppio coeniano del brand Hudsucker; la vicenda amorosa di Dante) è lì ad indicare i vuoti di scrittura e concezione da cui l'intero film è afflitto. Emblematici i ruoli interpretati da Kabir Behdi, Remo Girone e quello di Ugo Conti presenze evanescenti in un insieme centrifugo nonostante tutto: in A/R ogni minimo episodio è concepito alieno da tutto ciò che lo precede e lo seguirà. Il fallimentare tentativo d'innesto di un episodio (che potrebbe essere centrale?) di genere, con la rapina e la relativa organizzazione, poi, mostra anche i limiti tecnici di Ponti che per costruire una più stretta dinamica di tensione non sa far altro che accelerare il montaggio e sfocare l'immagine, fallendo oltretutto. Elemento questo che fa propendere per un immaginario nutrito di serie televisive d'oltreoceano (si veda il rapporto con la datrice di lavoro detta "Numero 1") nemmeno rielaborato.
A/R rimanda una visione del fare cinema che non è più onestamente commerciale ma pretende d'essere stiloso e giovane proponendo una facile (e vecchia) estetica minimale dovuta principalmente alla fotografia dai neri saturi e con poche campiture nette di colore, sgranata e sporca - quante volte la si è subita e quante volte in sala qualcuno per questo ha lodato la tecnica, con l'aiuto di set in stile come l'albergo iperlusso disegnato da Renzo Piano.
Tristi sono i riferimenti forzosi all'attualità, insultanti gli accenni politici (il montaggio alternato tra il tassista e l'uomo d'affari che blaterano pro e contro lo sciopero ma con le stesse parole) e deprimente che la ragazza adatti l'appartamento di Dante secondo la più evidente estetica Ikea.
Nessun conferma si ha da A/R se non dell'assenza.